POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Nulla di fatto al summit Pd dell’Ergife. Damiano populista, la millenial col papà, Bocci a Orte all’una, Marini ecumenica col superassessore Barberini, la Sereni alleata della Moccoli, De Marinis primo arrivato. E un solo interrogativo: where’s Paparelli?

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’annunciato vertice dei vertici, come spesso succede in questi casi, finisce per diventare una riunione più inutile che inutile non si può. Il verticione che doveva sancire la svolta nelle sorti del Pd nazionale all’Ergife di Roma ha avuto un sussulto solo all’inizio, quando, su proposta del santo patrono di un pezzo piccolo ma al momento ancora rilevante del Pd umbro, nonché presidente del partito, Orfini, si è deciso che non si sarebbe deciso alcunchè.

Unica votazione, quella sul cambio dell’ordine del giorno: 397 sì a Orfini (e quindi a Renzi), 221 no, 6 astenuti e due dispersi (nel senso che non si sa tuttora che fine abbiano fatto al momento del voto), il sindaco uscente di Terni, Di Girolamo, e quello attuale di Foligno, Mismetti.

Da quel momento la pattuglia umbra si è divisa in quelli che cercavano un passaggio per tornare subito a casa, quelli che volevano approfittare del bel sole del maggio romano per fare un salto in centro – buche della Raggi permettendo – e chi decideva di appisolarsi sulle note della relazione di Martina, segretario uscente, rientrante, ma comunque condannato a restare sulla porta, fatalmente esposto a ogni spiffero e corrente. Con il rischio eventuale della defenestrazione in ogni momento, ma con la certezza di finire vittima di attacchi di artrite reumatoide e artrosi cervicale. In realtà un paio di applausi si sono alzati dalla platea durante il suo intervento, ma c’è il fondato sospetto, dicono i non pochi antipatizzanti, che il ministro dell’agricoltura si sia portato una piccola ma rumorosa claque. Escluso però ne facesse parte l’unica fan che ha Martina in Umbria, la wonder woman del Trasimeno, Dorillo.

Il pacchetto di mischia umbro si è schierato in zona defilata, in ossequio al proverbiale understatement regionale, ma anche al fatto che la presidente Marini aveva da fare ed era già fuori che era da poco passato mezzodì. Ha fatto però, fino a quel momento, la buona azione di conversare ecumenicamente con il suo superassessore Barberini, col quale non sempre – diciamo così – va d’accordo. A scalare Smacchi, sangiorgiaro eugubino e consigliere regionale di punta dei mo(derati)-dem, insieme con l’assente Brega. La Roberta Isidori da Narni è arrivata da sola ed è rimasta sulle sue.

E il leader mo-dem Gianpiero Bocci dov’era? Già a Orte che non era l’una, mai seduto in sala, neanche un momento vicino a Gentiloni o a Guerini, avvistato piuttosto con colleghi abruzzesi e sardi in corridoio, a sancire l’inutilità ufficiale della riunione.

Più attivi tra le sedie gli altri due umbri più – come si dice – “scafati”: Walter Verini e Marina Sereni. Ma con la Sereni ha viaggiato per tutta sala anche la Moccoli da Trevi, segno che area-dem si rafforza in Umbria.

La Palma d’oro al più disgustato? Il sinistro Giacopetti, che ha scrollato anche la polvere dell’Ergife dai suoi calzari e se ne è andato postando foto e commenti al vetriolo.

Mancavano Guasticchi e Leonelli (ma il Leonelli dimesso da segretario può partecipare a vertici di questo genere?), il primo ad arrivare è stato l’ex guasticchiano De Marinis da Torgiano. Nella piccola gazzarra iniziale con contestazione, lui, alfiere e probabilmente anche pedone e torre e cavallo di Emiliano in Umbria, non ha partecipato, a dimostrazione che signori si nasce. L’ultimo a uscire Caprini del Montedoglio, che ha – secondo attenti osservatori – cercato di capire per tutta giornata lo schieramento giusto, prima di arrendersi e restare senza lumi.

Tra i contestatori, polemici con Renzi – via Orfini – per il cambio di ordine del giorno e quindi per la decisione di non decidere alcunchè, nessun umbro, se per umbro non si intenda il candidato bastonato al collegio di Terni (Camera), l’orlandiano ex ministro del lavoro, Damiano, che ha dato fondo a un piccolo repertorio da corteo vetero Cgil, per altro senza risultato alcuno.

Anna Ascani, l’hashtag più veloce d’Italia, è stata con i big renziani. Fin quando anche tra i renziani non è partito il passa parola che era meglio andarsene, per riuscire a far capire anche a Martina che la riunione era finita con un assoluto nulla di fatto.

Tra le curiosità da segnalare la millenial Laloni, giunta all’Ergife col papà. Una buona notizia: anche i giovani tengono famiglia.

Naturalmente prima che tutta la pattuglia umbra dei dem risalisse il Tevere, è risuonato nei corridoi l’interrogativo: where’s Paparelli? E’ rimasta l’unica domanda senza risposta in una giornata ovvia, scontata.

Conclusione? Buona la sintesi di un delegato di lungo corso: i dem umbri – ha detto – sono arrivati a Roma demoralizzati, ma in compenso sono andati via rassegnati.