Perugia, la cooperativa arriva a 1.048 soci e a un fatturato di 38 milioni, rendendosi protagonista dello sviluppo locale

PERUGIA – Lavoro, welfare, diritti e un pizzico di follia ricordando i quaranta anni dell’entrata in vigore della legge Basaglia sulla salute mentale. L’appuntamento amministrativo con il bilancio, per Polis società cooperativa sociale, diventa sempre un’occasione per fare anche la rendicontazione sociale e pensare alle sfide del futuro.

«Un anno intenso, fatto di attenzione alle persone e ai conti, mantenendo la qualità dei servizi e investendo sul welfare del futuro, fatto di coprogrammazione e coprogettazione, bilanciando pubblico e privato – ha esordito il presidente Gianfranco Piombaroli – Il bilancio è il momento più serio per una cooperativa e per un’azienda, un momento di sintesi per vedere se abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Tutti i giorni sono insoddisfatto, ma quando si arriva alla sintesi e guardo indietro posso dire che rimangono le soddisfazioni. La perseveranza a tenere tutti allineati sugli obiettivi a fine anno ha ripagato, si può sempre fare meglio, ma possiamo dirci soddisfatti».

Polis nasce dieci anni fa, unendo l’esperienza ultra decennale delle cooperative ALSS e LASCIAA. Dieci anni in cui la realtà cooperativa è passata da 630 a 1.048 soci, da un fatturato di 18 milioni a 38 milioni, rendendosi protagonista dello sviluppo locale prendendosi carico di seimila utenti sostenendoli nella fragilità e nel disagio, numero moltiplicato per i familiari.
«La realtà va più veloce della politica, le cose cambiano velocemente, si formano i governi con un contratto e non con un accordo politico – ha ripreso Piombaroli – Noi lavoriamo e viviamo di finanza derivata, quindi, quello che accade a livello politico e istituzionale deve essere di particolare interesse per noi. Penso alla riforma del terzo settore e ai decreti attuativi che faranno cambiare pelle alle nostre attività e strutture. La nuova frontiera da attraversare è quella di maggiore coraggio nel fare impresa. La riforma del terzo settore ci rimanda uno spaccato di grandi opportunità, ma dobbiamo coordinare bene nel solco che ci identifica: essere impresa, essere cooperativa e lavorare nel sociale».

Nel tempo Polis ha consolidato il proprio stato patrimoniale, acquisendo terreni, fabbricati e altri beni sotto forma di strumenti di servizio e di lavoro per un valore di 6 milioni e mezzo di euro; ha prodotto investimenti in imprese collegate (acquisizione quote) per 2 milioni di euro; e chiude il bilancio con un capitale sociale a 4 milioni e 900mila euro. Il valore della produzione è passato, in tre anni, da 30.623.685 di euro a 37.846.658 di euro. Polis adempie i pagamenti verso i soci così come previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro e verso i fornitori con regolarità.
«Questo lavoro va fatto con competenza, ma con il cuore. Se non si fa con il cuore non possiamo vantare l’elemento distintivo di dare risposte a quelle persone che si rivolgono a noi, creando legami umani – ha concluso il presidente Piombaroli – Cerchiamo sempre di rispondere alle istanze degli utenti con qualità professionale, relazionale ed economica, cercando di migliorarci sempre».

Per quanto riguarda la rendicontazione sociale e altri aspetti operativi ha preso la parola la vicepresidente Monica Marcelli.
«Polis ha affrontato fatiche e superato ostacoli grazie al lavoro di squadra, dimostrando coesione nel perseguire obiettivi condivisi con un metodo di lavoro strutturato per reggere una complessità molto vasta. Abbiamo dimostrato di essere efficienti ed efficaci, individuando le persone giuste e valorizzando le capacità. Siamo stati in grado di sviluppare opportunità mitigando i rischi, con uno sguardo attento al territorio, alle sinergie e alle collaborazioni – ha detto Marcelli – Le nostre linee guida sono state: ricerca, pensare nuovi servizi e guardare ai bisogni veri; innovazione, ascoltare le persone e studiare; sviluppo, come rispondere ad un bisogno e realizzare lo strumento. Tutto questo è possibile anche grazie ai forti legami che si ono costituiti in Polis, anche attraverso un basso turn over. Una volta la cooperativa era un passaggio temporaneo, adesso ci si ferma di più, si cambia meno. E questo diventa anche garanzia per il futuro».

Le conclusioni sono spettate al presidente Piombaroli, con un paragone, mentre alle sue spalle scorrevano le immagini di Franco Basaglia e di “Marco Cavallo”, tra l’esperienza di riforma del celebre psichiatra e i tempi moderni: «Dobbiamo mettere al centro le nostre emozioni, rafforzare l’elemento identitario che ci contraddistingue. Pensare oggi che Basaglia si mise alla testa dei matti del manicomio di Trieste per scardinare il senso di protezione creato dalla società borghese e per aprire dei luoghi che erano simili ai lager, realizzando un’azione che smosse la politica per ridare dignità a persone che non erano malate – ha concluso Piombaroli – Viviamo tempi in cui è facile pensare che tante conquiste sociali possano essere spazzate via, ebbene noi dobbiamo rimanere ligi a quella che è la nostra anima e le nostre emozioni e ribadire con forza che Polis è le persone e le persone sono Polis».