Dalla B di Brenno e Borgia alla D di Desistenza: saranno elezioni champagne

Di Maio e Salvini
Di Maio e Salvini

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | In Umbria sembrava tutto deciso per il 10 giugno, ma ora il quadro cambia di nuovo e il clima torna effervescente. L’unica speranza dei candidati sindaci migliori? Convincere gli elettori a votare solo per il bene delle città

di Marco Brunacci

PERUGIA – Elezioni champagne. Sì, saranno effervescenti e da non perdere anche queste piccole comunali dell’Umbria (come d’altra parte nel resto d’Italia, ma l’Umbria ha improvvisamente un suo peso specifico). Il copione sembrava già scritto. Sbagliato. Cambia tutto. Il quadro politico nazionale muta di ora in ora, quello umbro è in balia degli eventi ma ha un suo rilievo.

L’improvviso amore, più di un’alleanza, tra Cinquestelle (33 e passa%) e Lega (poco più del 17), non ha grandi numeri in Parlamento, con il problema aggiuntivo dei rimorsi di coscienza dei parlamentari leghisti eletti nei collegi uninominali in bilico (come quelli umbri) con i voti di Berlusconi e della Meloni. L’annuncio di un’intesa su tutto (i programmi) e su tutti (i nomi) non lascia tranquillo il presidente Mattarella che non ha alcuna intenzione di mantenere un atteggiamento di distacco dagli eventi, anche perché dalle dichiarazioni dei protagonisti sembra evidente che il nuovo governo – se nascerà, come in queste ore si progetta – vuol aprire dossier internazionali sui quali la presidenza della Repubblica ha delle precise competenze, e intende mettere mano radicalmente a dossier economici nonostante i dubbi su compatibilità e coperture, due temi di pertinenza ancora della Presidenza della Repubblica.
Ma comunque sia il dado è tratto. A Salvini sta stretto il centrodestra che ha di nuovo Silvio Berlusconi leader candidabile, a Di Maio non piace più essere leader del movimento che protesta contri tutti, ma di quello che protesta contro tutti tranne la Lega. Ora è chiaro che trasferire sulle elezioni locali questi cambiamenti, repentini e radicali, e comunque non definitivi, visto che qui ogni giorno ha la sua pena, non è né facile né tanto meno automatico.

Ma qualche riflessione va fatta. In Umbria ha vinto la Lega, il Movimento cinquestelle ha segnato il passo. Se si vede quel che sta succedendo in zone a trazione leghista, viene in mente che ci potrebbe essere da queste parti la tentazione di una desistenza cinquestelle. Qualcosa di non immaginabile fino a 3 giorni fa, quando non erano ancora esplosi tra Salvini e Di Maio simpatie e reciproci entusiasmi.
Le rispettive campagne elettorali fatalmente si depotenziano, ma i cinquestelle sono sì il partito della protesta ma sposano ora una tesi ora l’altra, qualche volta pure opposta. Quindi sarà la Lega ad avere più problemi. Perché? Esempio: la Lega in Umbria ha preso tanti voti spiegando che era il partito di chi aveva voglia di lavorare e di produrre e di aumentare la ricchezza delle famiglie, mentre M5s affermava che la decrescita può essere felice, che l’insistenza sulla produttività è un segno del degrado di questa nostra società che nega il reddito di cittadinanza a chiunque. Non era forse la Lega la rappresentante del ceto produttivo contro quelli che non hanno né arte né parte, che hanno poca voglia di lavorare, che hanno fatto poco o nulla in vita loro?

Queste considerazioni esemplificative portano a una conclusione: nei comuni umbri aspettatevi di tutto. Ma se l’elettorato – come sperano i due partiti di cui stiamo parlando – non avrà metabolizzato le evidenti assurdità (qui non si parla degli insulti reciproci che in campagna elettorale sono moneta corrente, ma di prospettive, progetti, sogni e speranze, addirittura ragione sociale dei due partiti in questione) dell’unione che stanno festeggiando a Roma ecco che si può immaginare un centrodestra con tanti mal di pancia che prova rimanere compatto, un M5s che battaglia ma non all’ultimo sangue, pronto a dare l’appoggio ai candidati leghisti (a Terni e Umbertide) per il ballottaggio. Se non proprio desistenza, belligeranza a basa intensità. A Spoleto è già successo: saranno solo 3 i candidati a correre. A Corciano magari ci proveranno i leghisti a far da sponda ai nuovi alleati per fare lo sgambetto al Pd. Mentre a Trevi forse tutti si appoggeranno all’albero più solido: il sindaco uscente Pd. Almeno se non si trovano motivi fortemente localistici per appoggiare uno degli altri concorrenti (un centrodestra moderato come Todini e un pentastellato non neoleghista).

I riflessi sul centrodestra umbro sono già evidenti. La trazione leghista della vittoria del 4 marzo era evidente. Ora è altrettanto evidente che i leghisti in Umbria, da soli, non vanno da nessuna parte. Starà ai vertici locali spiegarlo, ma si apre una partita diversa. Se nei rapporti con i cinquestelle ci potrebbe essere la interessante prospettiva della desistenza o della belligeranza a bassa intensità, con gli altri partiti del centrodestra fin da ora arriva, c’è da scommettere, la stagione dei Borgia: trappole, trabocchetti, stanze segrete, distillati al veleno, riunioni separate, sorprese ai seggi, reciproca sfiducia.

Finalmente ecco il centrosinistra. Sembrava arrivato il momento di un salutare “Tutti a casa”. E’ infatti evidente che, dopo il fuggi fuggi del rompete le righe post terremoto elettorale del 4 marzo, diversi caporali di complemento si sono infilati le giubbe abbandonate dai capitani e danno ordini a casaccio. Ma ora cambia tutto. La sindrome di Brenno (quello del “guai ai vinti”) che quei quattro gatti che hanno deciso – secondo statuto e contro ogni buon senso – i candidati di Terni e di Spoleto del Pd, facendo seguire un egual numero di richiami all’unità del partito e di esibizioni di arroganza, potrebbe essere perfino premiata. Magari rispolverando il voto del “turandosi il naso” che – a vedere come sono ridotte le truppe di quello che fu il primo partito dell’Umbria – è l’unico immaginabile.

È chiaro che adesso tutto torna in un perverso gioco di roulette russa? Che il voto umbro alle comunali può diventare perfino una cartina di tornasole di quello che succederà in Italia da qui a poco?
Cosa augurarsi? Francamente che si prenda il meglio dei candidati sindaco, si calcoli l’interesse delle città, e non si pensi neanche un po’ alla politica, né nazionale né locale, votando questo o quello per puro amor di patria (cittadina). Una cosa, in verità, che difficilmente gli elettori italiani (e gli umbri con loro) fanno.