Seconda edizione per l’evento capace di richiamare 3mila appassionati del «piacere del fumo lento» nel 2017

SAN GIUSTINO (Perugia) – Nell’edizione 2017, l’appuntamento ha raggiunto le 3mila presenze in tre giorni, dimostrando di essere “il festival che mancava”, in cui gli appassionati hanno potuto trovare un ampio ventaglio di prodotti, un approccio culturale con degustazioni e corsi a tema, la possibilità di conoscere direttamente le aziende produttrici o importatrici.

Il format, dunque, rimarrà lo stesso anche per il 2018, con una nutrita e qualificata presenza di aziende produttrici di sigari e tabacco, a partire da quelle del territorio tifernate per allargarsi poi ai grandi marchi nazionali e internazionali. Nella prossima edizione l’esposizione si allargherà anche ai produttori di pipe italiani e stranieri. Non mancheranno i momenti dedicati alle degustazioni, in compagnia di esperti, e le presentazioni di nuovi prodotti. Variegata sarà anche l’offerta di articoli correlati al fumo lento e di prodotti enogastronomici da gustare in abbinamento.

Infine, saranno previsti workshop e sessioni formative specifiche per gli addetti ai lavori, nonché visite guidate alle aziende artigianali di tabacco del territorio.
Il Cigar & Tobacco Festival sarà anche l’occasione per conoscere una zona -quella al confine tra l’Umbria, la Toscana e l’Emilia Romagna- di cui il tabacco ha segnato la storia fin dall’antichità. Nato da un’idea dell’attuale Sindaco di San Giustino, Paolo Fratini, il Festival è organizzato da Fiera Show Erl, con il patrocinio del Comune di San Giustino, della Regione dell’Umbria e la collaborazione del Cigar Club Valtiberino e del Cigar Club Sansepolcro.

Il tabacco in Val Nerina

La storia del tabacco nell’Alta Val Tiberina inizia secoli fa, quando il prelato Vescovo Niccolò Tornabuoni, ambasciatore mediceo presso la corte di Francia, nella seconda metà del 1500 spedì da Parigi allo zio Alfonso, Vescovo di Sansepolcro, dei semi di tabacco arrivati dalle americhe. Di lì a poco le coltivazioni si estesero nella bassa Toscana, tanto da guadagnare al tabacco il nome di “erba tornabuona”. La fortuita coincidenza -un secolo prima- della nascita di un minuscolo stato libero tra il Graducato di Toscana e lo Stato Pontificio, la Repubblica di Cospaia, fece si che per secoli, quel lembo di terra prosperò proprio grazie al tabacco, o meglio al contrabbando delle foglie di tabacco, diventandone la capitale italiana fino al 1826, quando Papa Leone XII costrinse i cospaiesi a firmare l’atto di soggezione e limitò la coltivazione del tabacco a un massimo di mezzo milione di piante.

Il tabacco continuò a prosperare in tutta l’Alta Val Tiberina, soprattutto nel corso del Ventesimo secolo quando si sviluppò la coltivazione sia del tipo Kentucky nella parte toscana della vallata, che del tipo Virginia bright in quella umbra, portando, in alcuni momenti, ad occupare alcune migliaia di posti di lavoro nell’area. Le “tabacchine” della “fattoria di Città di Castello”, a pochi passi da San Giustino, furono non solo un volano per lo sviluppo economico della valle, ma soprattutto un elemento imprescindibile dell’emancipazione femminile.

Si svilupparono cooperative di agricoltori dedite alla lavorazione del tabacco, numerose imprese metalmeccaniche per la realizzazione di macchinari agricoli per la coltura e lavorazione del tabacco, che non solo significarono posti di lavoro, ma sviluppo di tecnologie all’avanguardia ancora oggi utilizzate in tutto il mondo. Nacque anche un Museo Storico-scientifico del tabacco, il primo in Italia, tuttora fruibile, a San Giustino, comune nel quale oggi rientrano i territori di quella che fu la Repubblica di Cospaia.