Nei guai un uomo e una donna: dovevano prestare cure e sostegno ai propri cari e invece… La scoperta della guardia di finanza

PERUGIA – A loro dire, dovevano assistere i propri congiunti affetti da gravi forme di disabilità. E proprio per questo usufruivano – approfittando di una legge giusta, di civiltà – dei permessi retribuiti di assenza dal lavoro previsti dalla “104” e di altre normative dalle analoghe finalità. Peccato, sostiene adesso la guardia di finanza, che in realtà i due dipendenti pubblici si dedicassero ad altro, o che addirittura se ne andassero in vacanza invece di prestare cure, affetto e sostegno ai propri cari.

A finire nel mirino delle fiamme gialle, un uomo e una donna, entrambi impiegati di un Comune dell’Assisano. Nel primo caso, i finanzieri della tenenza di Assisi hanno rilevato, incrociando i dati relativi ai periodi di assenza così cumulati con quelli acquisiti presso compagnie aeree e con i tabulati telefonici, come il dipendente pubblico avesse usufruito di un giorno di permesso retribuito ex L. 104/92 “agganciandolo” a giorni di ferie o a riposi settimanali per recarsi in una capitale europea.

Nel secondo caso, invece, pedinamenti, appostamenti e analisi di tabulati telefonici, lascerebbero intendere che la donna dedicasse il tempo sottratto all’attività lavorativa unicamente a interessi e attività personali, senza mai prestare assistenza al familiare bisognoso affidato, invece, alle cure esclusive di una badante. L’impiegata, sulla base del D.Lvo 151/01 in materia di congedo per motivi familiari, usufruiva di tre giorni di permesso a settimana – fanno sapere i finanzieri – ai quali avrebbe cumulato ferie per coprire i restanti due giorni lavorativi: rimanendo, così, lontana dal lavoro per quasi sei mesi d fila.

Entrambi, va da sé, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria di Perugia per truffa ai danni dello Stato. E riguardo alla vicenda la guardia di finanza attiverà pure la Corte dei Conti, organo giudiziario competente all’avvio del procedimento per danno erariale, relativo alle somme indebitamente percepite per i giorni di permesso ottenuti e al danno d’immagine prodotto al Comune.