Assisi, i ragazzi del Serafico in scena. «Sul palco siamo tutti uguali»

Lo spettacolo al teatro Lyrick e la presidente Di Maolo scrive al nuovo governo: «Una società degna per l’uomo si costruisce a partire dai più fragili»

(riceviamo e pubblichiamo)

di Istituto Serafico di Assisi

ASSISI (Perugia) – L’arte è uno straordinario collante che ci unisce e ci rende tutti uguali. Non vi sono distinzioni davanti ad essa ed è per questo motivo che il Serafico crede fermamente nella sua potenza. Ne ha dato dimostrazione ieri, con lo spettacolo teatrale “ColoRadio”, andato in scena al Teatro Lyrick di Assisi. Una pièce teatrale in cui i protagonisti indiscussi sono stati i ragazzi del Serafico che, con consapevolezza di sé ed autentico entusiasmo, sono riusciti a portare in scena le proprie emozioni, valicando i limiti e le difficoltà.

«Il laboratorio teatrale del Serafico dice molto del modello in cui crediamo. Innanzitutto poniamo attenzione a tutte le dimensioni della vita, perché il Serafico è molto più di un centro di riabilitazione dove si “riparano funzioni compromesse”. Noi guardiamo all’uomo in una dimensione che non è astratta o immobile, ma che si esprime nella sua relazionalità e nella sua personalità. Lo spettacolo è la dimostrazione tangibile di quanto conti per noi garantire ad ognuno dei nostri ragazzi la possibilità di esprimere se stessi partecipando pienamente alla vita. Fabrizio Benincampi e Stefano Tufo, ideatori e registi dello spettacolo, hanno coniugato al meglio anche quest’anno questa volontà, ottenendo in scena un risultato eccellente. Far calcare il palcoscenico del Lyrick a tutti i nostri ospiti è stata una vera sfida e raggiungere questo traguardo ha richiesto molto impegno e tanta dedizione. Quando qualche anno fa iniziammo a lavorare alle prime rappresentazioni, coinvolgendo anche i disabili gravi, diverse persone manifestarono il loro scetticismo. Ma questo non è bastato a farci desistere, perché la gioia incontenibile dei ragazzi ci ha convinti che fosse la strada giusta da percorrere. E così è stato! L’emozione dei giorni che precedono lo spettacolo è quasi indescrivibile. Ci ritroviamo tutti insieme dimenticando di essere operatori sanitari, perché sul palco siamo tutti uguali, tutti con la stessa eccitazione per quel sipario che si apre al pubblico. Incrociare gli sguardi dei nostri ragazzi con gli occhi che brillano di gioia, è la dimostrazione di quanto sia facile incontrare la felicità anche sulla strada della disabilità: d’altronde, la felicità è vera solo quando è condivisa» – ha dichiarato Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi.

Utilizzare l’arte come forma di terapia significa voler assicurare ai ragazzi del Serafico quel benessere psicofisico che si manifesta attraverso l’espressione artistica del vissuto e delle emozioni. Significa valorizzare le potenzialità di ogni singola persona al fine di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Per mezzo dell’azione creativa l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile e comunica all’altro il proprio mondo interiore, emotivo e cognitivo. È da questa consapevolezza che è nata l’idea del Serafico di voler realizzare per la Festa in Amicizia il più grande “Saio di San Francesco” mai realizzato prima.

«La realizzazione del grande Saio di San Francesco, coordinata dalla direzione artistica di Daniele Procacci, rappresenta per noi una sfida entusiasmante, perché ci ha spinti a tessere relazioni significative con tantissime associazioni ed organizzazioni che, come noi, si occupano di persone fragili. Con questa iniziativa abbiamo voluto spalancare le porte del Serafico a coloro che vivono, o rischiano di vivere, l’emarginazione. In fondo, sperimentiamo le stesse gioie della condivisione e abbiamo purtroppo vissuto ingiustizie e abbandoni.  Ci ritroviamo molto spesso ad affrontare insieme ai nostri ospiti la tortuosa strada del riconoscimento della dignità e dei diritti fondamentali. Ma la realizzazione di questo meraviglioso Saio ci permetterà di essere tutti uniti, idealmente mano nella mano. Disabili, anziani, immigrati, persone con disturbi psichiatrici, minori senza famiglia, carcerati: tante fragilità che hanno voluto ripercorrere insieme a noi la bellezza del Creato e delle creature, per dar vita ad un’opera dedicata al Santo che seppe coniugare l’amore per la giustizia verso i più poveri, con l’amore per ogni creatura e per l’intera casa comune. Una fraternità che diventa amore politico. Inoltre, trovarci tutti insieme all’interno del prato antistante la Basilica di San Francesco ha per noi un significato importante, non solo perché la nostra opera è dedicata a San Francesco, ma soprattutto perché quel prato è generalmente chiuso al pubblico e stare oggi al suo interno significa poter dire “noi ci siamo!”. Il Saio di San Francesco rappresenta anche un forte messaggio che rivolgiamo ai nuovi governanti del nostro Paese, perché non devono dimenticare che una società degna per l’uomo e che voglia essere riconosciuta come democratica, si costruisce a partire dai più fragili» – ha concluso la Presidente Di Maolo.