Cisl, Cgil e Uil non hanno ancora sottoscritto accordi con Permira, fondo britannico intenzionato ad acquisire un gruppo di aziende del settore elettrobiomedicale: «Vogliamo condividere piano industriale»

di Adolfo Pierotti (Fim Cisl), Simone Pampanelli (Fiom Cgil), Michele Paliani (Uilm Uil)
(riceviamo e pubblichiamo)

FOLIGNO (Perugia) – Circa un anno fa il fondo britannico Permira ha lanciato un’Opa (Offerta di pubblico acquisto, ndr) per l’acquisto di un gruppo di aziende del settore elettrobiomedicale (Ebm, Ital Tbs, Crimo Italia, Mesa Italia, Althea ed altre), operanti in molte regioni italiane con circa 1600 addetti complessivi (quasi 200 in Umbria). Nei mesi successivi, completato il percorso burocratico, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e del commercio hanno incontrato l’azienda il 18 gennaio 2018, come previsto dalle procedure di legge. In quella sede i sindacati, in assenza di rassicurazioni e chiarimenti sui numeri e gli sviluppi occupazionali e organizzativi dell’operazione, non hanno sottoscritto alcun accordo con Permira, richiedendo invece la condivisione di un piano industriale.

Per i sindacati è infatti fondamentale il mantenimento di tutti i presidi territoriali, in particolare quelli che svolgevano un ruolo direzionale nelle singole aziende (come Foligno) e che ora, con l’accorpamento, rischiano di diventare invece periferici. Negli incontri con l’azienda, Fim, Fiom, Uilm e le altre sigle, hanno più volte chiamato il management ad uscire allo scoperto rispetto alle prospettive organizzative ed occupazionali, ricevendo però solo risposte vaghe che rimandano i chiarimenti a dopo la fusione delle tante aziende sotto il cappello di Althea, prevista per il 1 luglio 2018. In altre parole, sostengono i sindacati, a giochi fatti.

Al contrario, i sindacati ritengono urgente entrare nel merito, visto che negli ultimi mesi si sono palesate gravi lacune nella nuova governance a livello organizzativo, nella risposta ai clienti (cioè, quasi esclusivamente, il servizio sanitario pubblico) e su altri aspetti importanti dell’attività, lacune aggravate anche dalle vicende giudiziarie che hanno interessato alcuni soggetti del gruppo. Vista l’importanza di questa partita, che chiama in causa direttamente un settore vitale del paese quale la sanità pubblica, i sindacati ritengono non più sufficiente il semplice confronto tra le parti, vista anche la chiusura aziendale alle richieste dei lavoratori.

Per questo, in vista del prossimo tavolo già fissato per il 14 giugno 2018, i sindacati coinvolgeranno il ministero dello Sviluppo Economico, proclamando al contempo lo stato di agitazione di tutto il personale e convocando assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Infine, Fim, Fiom e Uilm lanciano un appello a tutte le Regioni coinvolte affinché contribuiscano ad un piano di sviluppo e rilancio reale di queste importanti servizi, scongiurando il rischio di una mera operazione di business.