POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sbrenna: meno della metà del milione previsto. Smacchi: vedremo cosa si può fare. E intanto scoppia il caso Sviluppumbria: non presentati i bilanci all’Assemblea regionale

di Marco Brunacci

PERUGIA – Vitalizi degli ex consiglieri regionali tagliati, maxistipendi dei direttori della Regione e delle Agenzie regionali no. Nessun ritocco agli stipendi degli attuali consiglieri regionali. È finita così in Regione la campagna vitalizi, una parola magica da usare contro la presunta casta della politica, ma che poi dà risultati modesti se non modestissimi. Placa la sete di rivalsa sociale, ma non offre grandi risultati concreti.

Secondo Pino Sbrenna, ex consigliere Dc e protagonista della prima Repubblica oltre che soggetto a questa sforbiciata, il bottino della nuova legge regionale è meno della metà del milione di euro in tre anni previsto dagli uffici.
Questi soldi dovrebbero andare a costituire un fondo per aiutare nelle separazioni i genitori indigenti a fornire comunque sostentamento ai figli. C’è da immaginare che ci sarà pochissimo da spartire.
Secondo la proposta della Cisl (con il segretario Sbarra) era meglio dare linfa ai fondi per l’occupazione giovanile, ma diverso è stato l’orientamento.
E, però, vale invece ancora il ragionamento di Sbrenna, con tanto di obiezione di fondo: noi ci stiamo a contribuire – ha detto nella sostanza – ma se non si arriva ad allargare la platea dei tagli, per esempio intervenendo sui 12-13 maxistipendi della Regione e dintorni, il fondo sarà minimo, perché i nostri vitalizi sono ormai risorsa assai limitata.

E così ecco che si ripropone, davanti al presidente della competente commissione regionale Andrea Smacchi, la questione di ulteriori interventi. Smacchi si defila: “Non bisogna fare confusione, qui si trattava di vitalizi e abbiamo fatto l’intervento. Ricordo che gli attuali consiglieri il vitalizio non lo hanno più. Se poi si tratterà in un secondo momento di chiedere contributi anche ai consiglieri regionali in carica, potremmo studiare un intervento ad hoc». E sui maxistipendi, sulla cifra che va oltre il tetto dei 140 mila euro annui,
indicato dal Governo Renzi come massimo per i pubblici funzionari? Smacchi alza le mani: «È un’altra questione ancora. Non confondiamo mele con pere». Ok, ma sempre di frutta si tratta. E sarebbe il caso di pensarci.
Per altro Smacchi è molto attento alla questione degli alti dirigenti. La prima commissione che presiede si sta occupando di una questione che si annuncia spinosa: Sviluppumbria aveva l’obbligo di presentare i propri programmi e i relativi bilanci all’Assemblea legislativa dal 2011. Bene: questo non è mai successo. È chiaro che l’operato degli altissimi gradi della burocrazia regionale dovrà essere spiegato. Ma questo è un altro segnale dell’attuale situazione. Se proprio si deve parlare di casta, non ci si può limitare alla politica e ai suoi comportamenti, altrimenti si finisce affetti da pericoloso strabismo.