POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Spaccati e in lite in attesa di trovare candidati sindaci. Intanto arriva Salvini per incoronare Latini. A Trevi sale il Cammello di Todini

PERUGIA – La visita in Umbria del segretario reggente nazionale del Pd, Martina, ha confermato puntualmente ognuna delle aspettative. A Terni far tornare il sereno nel partito era una mission impossible e Martina ha mostrato plasticamente di non essere Tom Cruise.

Risultato: un fervorino alle truppe in rotta, un rosario di luoghi comuni che non ne ha saltato uno, la conferma per tutti che l’ottimo Martina è lì di passaggio in attesa che
venga indicato il nome vero, sia quello di Guerini o di chi altro al posto di Renzi.
Al momento del richiamo all’unità, arrivato nei tempi e nei modi di una messa cantata, in sala c’erano rimasti praticamente solo gli attuali controllori del Pd ternano, signori Corsi e Bucari. Nel discorso del segretario reggente, è più volte echeggiato anche il richiamo al buon senso e al lavoro unitario per recuperare il terreno perduto. Come ognuno sa, il buon senso nel Pd di Terni da anni luce è scomparso al pari dei dinosauri sulla faccia della terra. Il lavoro unitario, a vedere da fuori, viene fatto sì ma solo da
alcuni, più unitari degli altri, e soltanto per mantenere posizioni di potere che stanno oscillando più della faglia di Muccia.
Se toccherà fare il candidato sindaco all’assessore uscente Corradi, c’è la certezza che Martina non avrà influito neanche un po’ nella scelta.

A Terni oggi arriva Salvini e tutti sono convinti che sarà per presentare il candidato che correrà per il centrodestra, l’avvocato Latini, esponente della Lega pigliatutto. In realtà una decisione collegiale non sembra esserci stata ma qui c’è poco da fare: chi è aumentato il 4 marzo scorso nella piccola Umbria di centomila voti fatalmente viene, vede e vince. Anche perché fare il sindaco di Terni nei prossimi cinque anni, in compagnai di un ex questore e con tutti giudici del mondo che ti stanno a guardare se usi due post it invece di uno, è ritenuto da molti uno sport non divertente. Al ballottaggio M5s dicono abbia qui qualche chance di successo, ma anche loro non sembrano così entusiasti di caricarsi questo peso.

Tornando al Pd, interessante, nella riunione con Martina, il discorso dei massimi vertici regionali. L’idea illustrata – da quanto si capisce – è che si debba tener conto dei movimenti civici. Dopo averli lasciati fuori da ogni possibile centro o centrino di grande, medio, piccolo o piccolissimo potere decisionale, nei giorni delle vacche grasse, chieder loro di dare una mano adesso che nella dispensa del Pd non c’è più niente da spartire, è divertente.
Se Martina non ha influito su Terni, figurarsi se ha provato a farlo su Spoleto. Qui c’è il segretario Pd Cardini, sempre più Lisci-dipendente, che è convinto di avere qualche possibilità pescando una candidata sindaco (la Camilla Laureti) nel mazzo della giunta comunale uscente, che il Pd ha combattuto in tutti i modi fino a che aveva una linea politica, per quanto oscillante. Vedendo anche quello che succede nel centrodestra, a Spoleto stanno facendo di tutto per consegnare la città al Movimento cinquestelle.
A Umbertide va in scena, come si è detto, la caduta di Stalingrado, qualunque sia il risultato finale, visto che la sinistra si presenta a strisce ma senza stelle. A Trevi una novità: il cammello di Todini (la lista civica dell’ex direttore generale della Regione) pare sia arrivato in tempo da Terni per partecipare alla tenzone elettorale. Abbastanza in tempo per garantire la rielezione del sindaco Pd uscente, dividendo il fronte dei suoi avversari.