Conclusa la preparazione di 720 operatori umbri della Pa. Corsi per incrementare competenze e riorganizzazione dei servizi in chiave interculturale: un progetto della Regione gestito da enti tra cui Anci

PERUGIA – La conoscenza come elemento imprescindibile per affrontare e risolvere i problemi. È partendo da questo presupposto che, circa un anno fa, nasceva il progetto ‘Informare per integrare’, un’iniziativa della Regione Umbria che, incrementando le competenze degli operatori pubblici che si occupano a vario titolo di immigrazione e innovando l’organizzazione dei servizi pubblici in chiave interculturale, si poneva l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi stessi.

Organizzato e gestito in collaborazione con Anci Umbria, Alisei coop, Aris Legacoop Umbria, Csc coop sociale e Felcos Umbria e finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo asilo, migrazione e integrazione 2014-2020, il progetto è giunto adesso a conclusione e i risultati ottenuti sono stati presentati nel palazzo della Provincia di Perugia giovedì 29 marzo: a essere coinvolti nelle attività di formazione (81 interventi tra corsi, incontri e workshop, per un totale di 960 ore di lezioni) sono stati 722 operatori di tutto il territorio regionale, appartenenti a 134 diversi servizi delle aree istruzione, socio-sanitaria, amministrativa di front-office, comunicazione interculturale e giuridica.

Ad aprire i lavori sono stati Luca Barberini, assessore regionale a salute, coesione sociale e welfare, Giulio Cherubini, sindaco di Panicale e coordinatore della Consulta immigrazione di Anci Umbria, e Silvia Mari Cesarini della Prefettura di Perugia. I vari protagonisti del progetto, intervenuti anch’essi all’incontro, hanno quindi siglato un protocollo d’intesa con il quale si impegnano a proseguire nella promozione della formazione permanente dei dipendenti pubblici.

«Gli operatori dei Comuni, specialmente nelle piccole realtà – ha spiegato Cherubini –, sono i primi a cui ci si rivolge per l’erogazione dei servizi essenziali e la tutela dei propri diritti. Vi si rivolgono i cittadini italiani, ma anche quelli stranieri regolarmente residenti in Italia o coloro che sono coinvolti nei percorsi Sprar. A tutti è necessario fornire risposte univoche e ciò implica nell’operatore comunale una capacità di confronto e mediazione che è ciò che vogliamo fornire con questo progetto, anche attraverso la loro crescita culturale».

«Il mondo sta registrando significativi cambiamenti che tutti noi abbiamo bisogno di capire e comprendere – ha commentato Barberini –. Nel caso dell’immigrazione, ciò può essere fatto solo aumentando la conoscenza delle varie realtà, delle difficoltà e criticità, ma anche delle opportunità e possibilità. Se la pubblica amministrazione è preparata, formata e capace, se non si chiude in sé stessa e trova forme di collaborazione con tutti i protagonisti, a partire dal privato sociale e dal terzo settore, allora può saper interpretare questi fenomeni e dare le migliori risposte possibili».

Oltre alla parte formativa, il progetto ‘Informare per integrare’ ha anche introdotto novità organizzative nei servizi, in chiave interculturale. «Si tratta di un’attività di service design – ha raccontato Eleonora Bigi, responsabile della sezione Immigrazione, protezione internazionale, promozione della cultura della pace, giovani della Regione Umbria – che abbiamo sperimentato con successo partendo dall’analisi dei fabbisogni degli operatori e dei cittadini, in particolare per due servizi, l’Ambulatorio medico per immigrati e l’Ufficio di esecuzione penale esterna di Perugia. La riorganizzazione è stata molto apprezzata da utenti e operatori».