Pd di Terni, mission impossible. E Martina non è Tom Cruise

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Corsi-Bucari danno le carte, inviti all’unità falliti, buon senso terminato. Il segretario nazionale potrà fare ben poco. E un rilevamento dice: in Umbria Pd terzo partito

di Marco Brunacci

PERUGIA – Mission impossible. Arriva Martina, segretario provvisorio, molto provvisorio, del Pd nazionale, in qualità di ufficiale di stato civile per certificare la morte clinica dell’unità del partito di Terni, in vista di elezioni comunali alle quali il Pd si presenta allegro come un tacchino in vista del Natale. Ormai son tutti rassegnati a non arrivare neppure al ballottaggio.

C’è da giurare che nella segreteria, convocata a Terni per lunedì, Martina lancerà l’arma segreta: un invito al buon senso. Qualcuno avrà il coraggio di dirgli subito che di buon senso non se ne trova più nemmeno un pacchetto negli scaffali del Pd di Terni ormai da anni?
A questo punto a Martina non resterà che prendere atto della situazione, che plasticamente è questa: il duo Corsi-Bucari dà le carte, gli altri girano intorno. Ogni tanto i padri nobili della sinistra ternana, da Porrazzini a Giustinelli, provano a buttare là l’invito all’unità, che vaga nel nulla come una stazione spaziale cinese prima di precipitare in un oceano di silenzio. Senza mai neanche correre il rischio di cadere in testa a qualcuno.
Solo l’inarrestabile Paparelli prende iniziative in proprio (o forse dopo aver sentito la sempre più solitaria Giovannelli), batte casa per casa, come neanche un testimone di Geova, per proporre candidature ad esponenti della società civile, che, con cortesia, lo mettono alla porta.
Eros Brega non lo dice ma non sa più che pesci prendere, l’ex senatore Sbianchettato-Rossi potrebbe essere alle isole Cook: non si hanno segnali.

Fosse vero quello che dicono ben informati, che c’è un rilevamento degli umori degli elettori che dà nell’Umbria tutta, il centrodestra in vantaggio, i 5stelle a seguire e il Pd solo terzo, a Terni c’è da capirli. Hanno un ex questore alla guida dell’amministrazione per cercare di far tornare in paro i bilanci della premiata giunta Di Girolamo, hanno questioni politiche e amministrative irrisolte da far mettere le mani tra i capelli a qualunque buon padre di famiglia, mentre per le questioni giudiziarie ognuno degli interessati risponderà per sé nei luoghi deputati. Presentarsi come Pd alle elezioni in questo momento è un atto di contrizione, cilicio e sandali di cuoio. Se toccherà alla fine all’assessore Corradi, come sembra, fare il cireneo e prendersi la croce del candidato sindaco, avrà fin da subito la comprensione di tutti.

Ma la domanda semmai è un’altra: una eventuale batosta, porrà finalmente fine al “modello Terni”, difeso in questi anni, oltre ogni limite, da una parte del Pd?
Bene. Il segretario Martina, se avrà tempo, lunedì potrà occuparsi anche delle altre liti in corso nei restanti comuni nei quali il Pd si presenta alle elezioni, che una volta erano una passeggiata o oggi un quinto grado senza corde e picchetti.

Prendiamo Spoleto. Qui il Pd è diviso metà precisa. Il segretario Cardini appare sempre più Lisci-dipendente, il restante 50% lo aspetta al varco. Lui cinguetta con Monini e la sua lista civica, punta su Laureti o Castrovillari, a seconda dei giorni e dell’umidità dell’aria. Aspetta che il centrodestra scelga il suo candidato dopo la rinuncia di Benedetti Valentini. Aspetta di sapere, soprattutto, se è vero che i suoi competitor sono a un passo dal convincere un grande personaggio della città o è tutto un bluff.

Non va molto meglio a Umbertide. La preside prescelta come candidata sindaco Pd dall’inedito duo Guasticchi-Giulietti, Paola Avorio, ha avuto l’effetto di caricare a molla l’ex sindaco Locchi, che non passa sera che non abbia un incontro, un abboccamento, un cheek-to-cheek, una spiegazione pubblica per riuscire a rivincere da cane sciolto. LeU ha deciso che non si apparenta e va da sé. Se la Lega trova un candidato giusto c’è il rischio che la Stalingrado sul Tevere, se non cade, almeno trema.

Su Passignano Pasquali prova a convincere in un’operazione trasversale parti dell’attuale giunta di centrodestra, a Trevi forse il sindaco uscente riesce a fare il bis, confidando sul lavoro fatto. A Cannara solo il Signore sa. Una prece.