Minacce e intimidazioni: vittime la metà degli assistenti sociali umbri

Cristina Faranghini, presidente Ordine degli Assistenti sociali dell'Umbria
Cristina Faranghini, presidente Ordine degli Assistenti sociali dell'Umbria

Il 28 per cento teme per la propria incolumità

PERUGIA – «È necessario sottolineare l’importanza di sensibilizzare quanto più possibile sul tema delle aggressioni agli assistenti sociali, mettendo in atto azioni a tutela della categoria». A seguito degli eventi di Andria, dove una donna era pronta a dare fuoco dopo aver gettato benzina addosso un assistente sociale in servizio negli uffici del Comune, l’Ordine degli Assistenti sociali dell’Umbria presieduto da Cristina Faraghini richiama attenzione. Lo fa proprio mentre sta conducendo uno studio sull’aggressività nei confronti degli assistenti sociali nella regione. I risultati della ricerca (effettuata a livello nazionale e in Umbria nel mese di marzo 2017) sono in fase di analisi in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e saranno presentati ufficialmente nei prossimi mesi con un convegno sul tema.

Ma alcuni dati sono già disponibili. Secondo quanto emerso dalla ricerca, che si basa su 247 questionari compilati a fronte di 638 iscritti totali, anche in Umbria fra i professionisti del settore si fa sentire la paura di subire violenza. A questo proposito il 28,3% (pari a 70 assistenti sociali) ha dichiarato di «temere per la propria incolumità e per quella dei propri familiari una volta al mese» e 5 assistenti sociali hanno dichiarato «di temerne tutti i giorni». Paura legata a due tipi di violenze. La prima verbale, che secondo il 62,8%, pari a 155 persone, ritiene che in generale nei confronti degli operatori dei servizi sia aumentata negli ultimi cinque anni) e fisiche. La seconda fisica: il 27,5% (pari a 68 persone) ritiene sia aumentata negli ultimi cinque anni contro il 58,7% (pari a 145 persone) che non sa stimarlo. Globalmente a livello nazionale hanno subito minacce quasi il 90% dei professionisti, il 50% a livello locale.

Ma quanti sono nel dettaglio i casi di violenza? I primi dati raccolti, in fase di analisi, aiutano a delineare il fenomeno, che non sempre emerge. Il 57,6% (136 assistenti sociali) ha dichiarato di aver segnalato episodi di violenza verbale al proprio Ente, solo il 3,8% (pari a 8 assistenti sociali) al proprio Ordine e il 20,9% (46 assistenti sociali) alle forze dell’ordine. Pochi sono anche gli assistenti sociali umbri che hanno segnalato al proprio Ente episodi di danno ai propri beni e proprietà addebitabili all’esercizio della professione (il 19,2% pari a 30 persone), nessuno al proprio Ordine professionale e solo l’11,2% (pari a 17 persone) ha segnalato all’autorità di pubblica sicurezza.

«Gli elementi che emergono sono assai preoccupanti, per non dire inquietanti -spiega Cristina Faraghini, Presidente degli assistenti sociali umbri – sia per i riflessi di sicurezza che riguardano i colleghi sia perché è su questa figura professionale che si scaricano la sfiducia e la rabbia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Serve perciò attivare nuovi sistemi organizzativi e strategie metodologiche per gestire meglio le criticità, così come serve – ed è ormai ineludibile -investire in risorse professionali, nella formazione anche continua oltre a realizzare specifici interventi in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro».

L’Ordine umbro punta ad avviare un percorso per sensibilizzare e promuovere una riflessione fra tutti i soggetti che possono essere coinvolti per ottenere cambiamenti importanti e offrire spazi di formazione e aggiornamento sui temi del conflitto e gestione dell’aggressività. Sulla vicenda interviene anche l’ordine nazionale, secondo cui molti professionisti «si trovano a lavorare in condizioni difficoltose – ha scritto il presidente Gianmario Gazzi in una nota – senza i necessari strumenti e tutele».