un contributo de “Il tarlo”

Alcuni giorni fa sono andata a trovare Antonella, ormai riusciamo a vederci con una media di due volte in un anno, ma non ci arrendiamo, non lo faremo mai, ci siamo conosciute come colleghe e stimate come persone da subito e per sempre.

Ho letto che spesso l’amicizia nasce tra persone che si riconoscono nei medesimi intendimenti, che in un’amicizia si cercano stabilità e conferma, per questo l’amicizia è una sorta di narcisismo al quale difficilmente si sfugge. Per noi due non è così, siamo molto diverse ed è forse proprio questo che ci attrae, l’una nell’altra non cerca conferme ma, al contrario, la possibilità di mettersi in gioco. I nostri incontri cominciano sempre con una serie di stupide battute che ci fanno ridere nel modo più infantile.

Ieri lei, dopo i soliti calorosi abbracci, mi ha chiesto : “Come si scrive scotch”, ben sapendo quanto non conosco l’ inglese, le ho risposto: “nastro adesivo” e ci siamo fatte una sonora risata. Stiamo bene insieme, ed il piacere dei nostri incontri ci rimane dentro, benefico, per molto tempo. Lei è una persona di grande cultura e molto religiosa, mentre io sono da sempre nella dimensione della ricerca e mi diverto a porle dei quesiti, forse inconsapevolmente vorrei portarla con me sulla strada del dubbio, visto che non riesco a farmi condurre da lei nella serena valle della certezza.

Ciò che rende speciali i nostri incontri è dato dal fatto che, nonostante tutti i miei sforzi in proposito, non si scandalizza mai per quello che sostengo, il suo modo di ascoltarmi si fonda sul rispetto. Lei non assume i toni di coloro che ritengono di possedere la verità e non ha paura del confronto, anzi è sicuramente contenta di parlare con qualcuno che non vuole “arrendersi”.

Qualcuno che continua a leggere, studiare, come fa lei, ma che, diversamente da lei, continua ad elaborare ipotesi e teorie, forse ingenue, ma che lei accoglie sempre come fossero stimoli al pensiero, all’ulteriore studio, all’ennesimo approfondimento. Così accade ogni volta che piano, piano, mentre parliamo, cominciamo ad elevarci, non siamo più nella stanza che ci accoglie, non siamo più fatte di materia, siamo nel favoloso mondo delle idee.

Lì c’è posto per tutti, c’è ricchezza e nutrimento, c’è fratellanza e amore, accoglienza e crescita.
Una sola regola: la tolleranza