Un contributo de “Il tarlo”

Che belle le “Metamorfosi di Ovidio”! Mi è rimasto però da elaborare il personaggio di Pigmalione, scultore abilissimo che si innamora perdutamente della statua da lui stesso realizzata ed ottiene da Venere che essa diventi reale. La statua ha le sembianze di una donna nuda, per lui non esiste donna più bella, credo che la maggior parte delle persone vorrebbe un partner che fosse la realizzazione dei propri desideri.

Pigmalione, nella versione di Ovidio, non ha stima per le donne che conosce e ne crea una di impareggiabile bellezza.
Questa storia rappresenta forse il tributo a quei grandi che sanno “creare”, che vanno oltre la semplice realizzazione artistica, ma si tratta anche di una delle metamorfosi con le quali le coppie narrate da Ovidio compiono il loro destino
di amore.
Con George Bernard Shaw ed ancor più con il bel film dell’omonimo G. Cukor “My Fair lady”, dove una giovane del popolo viene trasformata in una impeccabile dama, Pigmalione rappresenta colui che plasma e trasforma. Nel caso della commedia prima e del music hall dopo, a differenza della bella statua d’avorio è la giovane che si rivolge a colui che ha manifestato l’intenzione di cambiarla, per me si tratta comunque di un patologico rapporto di forze fra individui.
Ai poli opposti della capacità di relazionarsi con gli altri ci sono la rigidità di pensiero e l’adesione acritica al pensiero degli altri, comportamenti che riscontriamo spesso, ma nella coppia contare sul rapporto asimmetrico è molto rischioso, quasi mai produce i risultati che abbiamo visto al cinema.
Una buona parte di noi ha avuto la possibilità di sviluppare il senso critico, quello che aiuta a non aderire passivamente alle proposte ed ai progetti degli altri, ad avere un pensiero autonomo, personale, nuovo ed anche a capire che il confronto con l’altro è crescita.
Crescere è un lento ma inesorabile avanzare, lasciando sempre qualcosa dietro di sé, guadagnare e perdere in modo più o meno costante. L’intera umanità non avrebbe potuto che ripetere se stessa all’infinito, sia che i figli avessero riproposto il percorso dei padri sia che fossero ogni volta partiti da zero di generazione in generazione. L’evoluzione dell’umanità, dunque, come la crescita del singolo individuo, si fonda sulla capacità di elaborare.
Il rapporto di coppia è uno tra i luoghi di crescita più complesso ed irto di ostacoli, un luogo che può divenire claustrofobico e l’ abbandono del quale è spesso doloroso e non privo di conseguenze.
Ricordo una collega conosciuta ad un corso di aggiornamento, aveva diversi anni più di me, era una signora raffinata nei modi e di intelletto vivacissimo, in una conversazione informale, nella pausa pranzo mi disse che aveva un rapporto molto solido con il marito e lo attribuì al fatto che i suoi genitori e quelli del marito erano stati molto oculati nel “combinare” il matrimonio. Mi sembrò così strano che a distanza di tempo potrei raccontare tutto di quel momento, nei minimi dettagli. Ero molto giovane, dopo tanti anni, ogni volta che vivo più o meno da vicino il fallimento di un matrimonio penso a quanto mi disse la collega, ma continuo a ritenere che scegliersi è bellissimo.
Oggi vorrei dire alla collega che, comunque fosse iniziata la sua vita coniugale, si era evoluta in un solido rapporto o per il rispetto delle convenzioni sociali o perché alla fine lei e suo marito si erano innamorati.
IL rapporto di coppia dovrebbe fondarsi sulla consapevolezza che l’innamoramento iniziale può diventare amore solo se le due persone che hanno deciso di vivere insieme sono consapevoli di quanto sia importante essere disposti a cambiare, a crescere, mettersi in gioco per dirla in termini moderni, per dirla con Ovidio, bisogna augurarsi il compimento di una metamorfosi.