POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Possibile un’intesa con i M5s? L’Umbria rossa, tra sbandamenti e mancanza di riconoscenza, all’avanguardia nell’indicare la fine della corsa del Pd

di Marco Brunacci

PERUGIA – Scriviamo alle cinque della sera. Su tutti gli orologi sono le cinque della sera (citazione da Garcia Lorca). Non risulta che all’hashtag della mai abbastanza lodata per coerenza deputata Pd, Anna Ascani, renzista militante ma meno avvantaggiata di tanti altri, siano seguite altre esternazioni pro Renzi della ultimamente (al momento delle candidature) molto renziana Umbria.

Non l’ex segretario Pd, Giacomo Leonelli, che pure ha con grande merito difeso, sul suo profilo facebook, un ragazzino spoletino che giocava a basket e che per il solo fatto di essere di altra etnia con l’aggravante di essere pure bravo, è stato tacciato di appartenere all’Isis. Ma un cervello pensante, l’avvenire della sinistra umbra, come è Leonelli non è in grado di fare due cose insieme? Del presidente degli Stati Uniti Gerald Ford dissero (forse denigrandolo) che non era capace di camminare e masticare chewing gum allo stesso tempo.
Ma non così certo il brillante Giacomo. Possibile che non abbia trovato il tempo di piazzare sul web, entrando da qualunque porta, il suo hashtag “senza di me” contro l’accordo con il movimento Cinquestelle, in appoggio all’ex segretario nazionale Renzi? Sarà quello di oggi lo stesso Leonelli che deve a Renzi più che una grazia a padre Pio per essere stato schierato contro logica nel seggio più sicuro dell’Umbria, quello di Perugia città e Trasimeno, e averlo perso senza pietà, dopo aver sfrattato, sempre per intervento romano, il sottosegretario agli Interni, Bocci, che era notoriamente l’unico del mazzo Pd in grado di vincerlo, limitando i danni della disfatta elettorale nell’Umbria rossa?

Diceva Enzo Ferrari: non fare del bene se non sai reggere la mancanza di riconoscenza. E però anche frate Francesco fosse nato a Rignano sull’Arno di fronte a questa roba un po’ si sarebbe incupito. No, padre Fortunato?
Ma non solo Leonelli. Croniste esemplari di grande scuola hanno rintracciato sul web un hashtag “senza di me” della mai abbastanza lodata presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Quale è il problema? La data è il 7 marzo 2018. È vero che la Marini ci aveva da esternare sul significato della Liberazione con il sindaco destrorso della sua città, Todi, l’impareggiabile Ruggiano, con il quale era stata gomito a gomito per ore, senza dirgli nulla per poi rifilargli due lettere sdegnate (non una). Ma, benedetta presidente, quando una ha la fortuna di avere capo della segreteria Mirella Castrichini e il colto, eccellente Agostino tra i collaboratori, possibile che non si trovi il modo per mandare in rete due righe e confermare la posizione già espressa (quindi niente di nuovo) il 7 marzo? Facendo restare meno solo Renzi ed eventualmente tutelandosi se Martina, ridotto a segretario non più reggente ma autoreggente, e trattato alla stregua di un collant, verrà stritolato dai meccanismi dei vincitori della prossima direzione nazionale Pd?
I seguaci di Orfini, tra cui la presidente Marini, si sono forse sfilati dal renzismo? Non risulta.

Forse è solo che Renzi è al momento in disgrazia e qualcuno pensa più al proprio futuro che alla coerenza di una posizione politica? È da escludere, trovandoci noi davanti a persone dabbene e di valore.
Pensate forse che il senatore mancato Giampiero Giulietti, orfiniano doc e quindi renziano, non abbia mandato almeno un hashtag? Veramente ci sarà da qualche parte, ma non lo abbiamo ancora visto.
Questione di tempo.
Scriviamo alle cinque della sera e attendiamo hashtag. Intanto memorabile quello dell’ottimo dirigente della ex sinistra Pd Chianella, che si professa stanco e vuol lanciare il suo grido: #chidicesenzadimenoneconme.
Dopo l’immaginazione è il momento della disperazione al potere (sempre
che Casaleggio si stringa e lasci un posto). L’Umbria sarà all’avanguardia nell’indicare la fine dell’esperienza del Pd?