POLE POLITIK | «Con Renzi, ma anche no». Vanno a ruba le posizioni semoventi. E in più è alta tensione in Regione con gli alleati socialisti

di Marco Brunacci

UMBRIA – Non molti si sono accorti di un momento rilevante per il futuro politico della maggioranza di centrosinistra in Umbria in consiglio regionale. Al consigliere ed ex segretario regionale del Pd umbro Giacomo Leonelli, cui una indiscrezione riportata da City journal nei giorni scorsi, attribuiva il progetto di sostituire l’assessore Chianella, in qualità di rappresentante dei socialisti, con altra esponente Pd, il medesimo Chianella ha risposto secco. «Non esiste».

Cos’era che non esisteva? In breve: Leonelli sostiene che c’è già un’intesa tra Regione Toscana e Trenitalia per far fermare l’alta velocità a Chiusi e chiedeva all’assessore ai trasporti Chianella cosa stesse facendo la Regione per portare umbri a Chiusi. «Non esiste», ha detto secco, perfino un po’ scocciato Chianella. «Ho chiamato stamattina e c’è la conferma che non esiste alcun accordo della Regione Toscana con Trenitalia». Di più: «Queste sono notizie uscite in un periodo preciso, quello della campagna elettorale».

Leonelli, in fondo, non l’ha presa neanche troppo male, essendosi beccato del sempliciotto che ancora crede agli annunci sotto elezioni, e ha risposto dando per scontato che quell’accordo Toscana-Trenitalia ci sarà e che gli umbri dovranno andare a Chiusi, magari – lo aggiungiamo noi – con un assessore ai trasporti diverso da Chianella. Anche il consigliere socialista Rometti è parso piuttosto sulle sue durante la sessione dell’Assemblea regionale e ha pure interrotto Leonelli. Conclusione: in questo frangente ci sono grandi tensioni sul fronte del centrosinistra e poche certezze per tutti nell’Umbria rossa (ancora per un po’?).

Una: di sicuro il – fino a ieri – renzianissimo Leonelli non ha seguito Anna Ascani – a questo punto l’unica coerente – e il suo ex segretario nazionale Renzi nel bocciare l’intesa con i Cinquestelle, proprio come la orfiniana Marini.

Due: i socialisti stanno sui calli di una parte considerevole della nomenclatura Pd umbra e di sicuro qualcuna pensa di inventarsi un socialismo a uso e consumo del Pd (chi sa qualcosa della trattativa con Arcudi e sulla nascita dell’eventuale lista con l’ex destra Ricci?).

Tre: se la matematica non è un’opinione (e il cuore dei deputati e dei delegati in direzione non è una banderuola al vento), Renzi ha la maggioranza sia in Parlamento che in direzione Pd, anche al netto dei potenziali voltagabbana. In Umbria (che – a proposito – è anche la terra del superenziano Cucinelli, stella polare delle classi dirigenti della sinistra di governo umbra fino a ieri, ma domani chi lo sa) nessuno ha interesse a sbilanciarsi. Ma è evidente che una forma grave di sindrome bipolare (con Renzi, ma anche no) ha già colpito tanti. Si stanno studiando posizioni semoventi, facili da smontare e rimontare, adatte al terreno impervio e scivoloso di questo confronto. Nessuno comunque si sente martiniano (dal segretario Martina) che tra i big del partito è quello che rischia di più.

Quattro: l’atteggiamento della grande maggioranza del Pd umbro fa pensare che nulla verrà deciso finchè non sarà del tutto chiaro il quadro nazionale. Perfino Chianella e i socialisti possono stare tranquilli. Ma se alle comunali di giugno cadono le Stalingrado di Umbertide e Corciano, oltre a Terni e Spoleto, il Pd si potrebbe ritrovare con tanti generali da sistemare senza più esercito. Un’ulteriore aggravante alla situazione già precaria. Ed ecco l’ultima certezza: chi nel Pd voleva fare carriera con la politica ha scelto il momento meno opportuno.