POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Un fronte trasversale vuole in campo il vicepresidente della giunta regionale, come espressione unitaria di un partito diviso su tutto. E per evitare una Waterloo che apra la strada alla perdita della Regione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nel gran caos ternano, Salvini ha fatto strike: è arrivato, ha scelto e presentato il candidato sindaco, ha lasciato i dirigenti locali a spiegare agli alleati che l’avvocato Latini è anche il loro candidato, e se ne è andato. Questo a destra. I cinquestelle stanno circumnavigando la candidatura di Thomas De Luca ormai da settimane. Prima o poi ci approderanno, come tutti immaginano.

Chi è rimasto nella nebbia più assoluta è il terzo partito uscito dalle ultime elezioni politiche, quello che una volta era il primo senza se e senza ma, cioè il Pd. Sono mesi che si è al tutti contro tutti, mentre adesso la situazione, se possibile, è peggiorata, con il duo Corsi-Bucari a dare la carte ma non si sa a chi e a quanti disposti a dar loro ascolto.
In questo clima, la bomba in arrivo: si fa strada, in diversi ambienti del terremotato Pd di questa stagione infausta, un ragionamento che si è trasformato in una ipotesi e quindi anche in un nome.
Allora, si ragiona così: il momento a Terni è tremendo, si è toccato il fondo e ora si inizia a scavare, solo un colpo d’ala unitario, all’interno del Pd, può dare un minimo di credibilità ai democrat alle prossime elezioni comunali ternane. Da dove si può ricominciare se non dalle istituzioni? Come è possibile prescindere quindi da una forte, condivisa figura istituzionale. Ecco qua, servito l’identikit del perfetto candidato a sindaco per il Pd di Terni: Fabio Paparelli. Unico rappresentante ternano Pd in seno alla Giunta regionale, con la carica di vicepresidente, e ottimi rapporti con i massimi vertici regionali.
Figura trasversale all’interno delle correnti litigiose del Pd ternano, ha tutto per far ascoltare. Aveva anche i voti, prima del grande uragano che ha spazzato via la sinistra la comando dell’Umbria, ma questo avrà modo di dimostrarlo.
Finora Paparelli si è dedicato, con la dedizione e la tenacia di un testimone di Geova, a suonare i campanelli di mezza società civile ternana, una volta vicina alla sinistra, per essere con cortesia messo alla porta praticamente da tutti. Ora si tratta – dicono le voci montanti all’interno del Pd ternano – di assumersi le responsabilità. Per Terni, per il Pd, per la cooperazione, per l’intero impianto di potere della sinistra umbra, sarebbe in questo momento una Waterloo difficile da reggere. Una disfatta sarebbe il primo passo – come annunciato già dal generale Salvini l’altro giorno – per perdere anche la Regione.
Il feldmaresciallo Paparelli accetterà di mettersi alla guida delle truppe ternane in questo momento così difficile?