Gemma Miliani ai giovani ginecologi: «Comunicare è parte della terapia»

L’intervento della sostituto procuratore durante un corso di formazione sulle innovazione nella chirurgica mini invasiva in ginecologia in cui hanno trovato spazio anche tematiche giuridiche e medico legali

PERUGIA – Giovani chirurghi provenienti da tutta Italia si sono ritrovati a Perugia per un corso di formazione sulle innovazione nella chirurgica mini invasiva in ginecologia. Il corso, della durata di tre giorni, si svolge in due sedi, presso il centro congressi Relais dell’Olmo, mentre nell’ultimo giorno i partecipanti si trasferiranno nella Aula “Ugo Mercati” della Azienda ospedaliera per seguire in diretta alcuni interventi chirurgici programmati che saranno eseguiti dalla equipe della struttura complessa di Ostetrica e Ginecologia coordinata dal dottor Saverio Arena.

All’evento partecipano come docenti specialisti provenienti dai più importanti centri italiani di riferimento di chirurgia laparoscopica. «La peculiarità del convegno – dice il dottor Giorgio Epicoco, direttore della Ostetricia perugina in una nota dell’ufficio stampa -, consiste nel trasmettere ai giovani chirurghi tecniche innovative, ma anche e soprattutto far accrescere la cultura della relazione diretta e approfondita con il paziente, per stabilire un rapporto fiduciario necessario per allontanare il pericolo del ricorso alla medicina difensiva quale deterrente al contenzioso giudiziario».

A tale proposito è stato dato ampio rilievo alle tematiche su aspetti giuridici medico legali con un intervento del sostituto procuratore della Repubblica di Perugia Gemma Miliani sui “Limiti, obblighi e tutela del professionista sul consenso informato per la chirurgia laparoscopica”. La nuova normativa obbliga i sanitari ad una svolta sostanziale nel rapporto medico-paziente e il magistrato ha voluto scandire che «il consenso informato non può più essere considerato un fastidioso obbligo, perché è la legge che impone al medico di aprire un nuovo canale di comunicazione».

Ottenere un consenso informato non valido, implicherà per i sanitari una responsabilità diretta sul piano civilistico, con richiesta di risarcimento danno per i diritti violati, mentre sul piano penale la responsabilità del medico sarà accertata sempre e solo in caso di colpa ed in relazione al rispetto delle linee guida.

«Il paziente ha il diritto di essere informato in maniera esaustiva sulle terapie o nel caso specifico sull’intervento chirurgico – ha aggiunto Miliani- e lo stesso potrà espressamente indicare in maniera chiara un familiare, il convivente o persona di fiducia quale rappresentante legittimato a prendere decisioni in sua vece. La adesione al consenso informato dovrà avvenire in forma scritta, ma le nuove norme prevedono anche la videoregistrazione, che dovrà essere allegata alla copia della cartella clinica».

Nella discussione che ne è scaturita sono state esaminate le problematiche relative agli interventi in urgenza-emergenza dei pazienti che rifiutano le trasfusioni di sangue in quanto Testimoni di Geova e alle difficoltà incontrate dai medici difronte a problemi di comunicazione con donne straniere gravide che rappresentano quasi il 30% dei parti dell’ospedale di Perugia. «Il nostro primo nemico è il tempo, ed ottenere una risposta dal mediatore culturale in tempi rapidi rappresenta sempre un ostacolo».