Cani con code e orecchie tagliate: sequestrato allevamento a Campello

Un’operazione dei carabinieri forestali per salvare 24 esemplari di pastori dell’Asia centrale. Indagati proprietario e veterinario di Foligno

CAMPELLO (Perugia) – Maltrattamenti e traffico di animali, con due persone indagate dalla procura di Spoleto: il proprietario di un allevamento di cane e un veterinario, entrambi di Foligno.

Questa la conclusione di un’operazione dei carabinieri forestali, coordinati dal pm Petrini della procura di Spoleto, che hanno effettuato una complessa operazione di polizia giudiziaria che ha portato al sequestro di un allevamento di cani a Campello sul Clitunno, per un totale di 24 esemplari, tra adulti e cuccioli, di razza pastore dell’Asia centrale.
Nei mesi scorsi i militari di Campello avevano accertato durante un controllo nell’allevamento che ben 15 pastori dell’Asia centrale avevano la coda ed entrambe le orecchie tagliate, nonostante la legge italiana vieti espressamente gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un animale o finalizzati a scopi non curativi.
«Sono stati trovati anche due cani cosiddetti “aborigeni”, ossia soggetti nati e cresciuti allo stato naturale nel continente medio-asiatico, che erano stati introdotti nel territorio italiano privi di sistemi di identificazione e delle certificazioni sanitarie – spiegano i carabinieri forestali -. Altri cani pastore adulti che venivano utilizzati per la riproduzione erano sprovvisti di microchip. L’attività di indagine si è allargata poi in diversi comuni della zona (Campello, Montefalco, Bettona, Trevi, Foligno, Spoleto, Bevagna) dove sono stati controllati i cuccioli ceduti dall’allevatore anche grazie al supporto dei Servizi veterinari della Usl Umbria 2 di Foligno per quanto concerne gli accertamenti sanitari sugli animali».
Alla fine delle indagini, due quindi le persone che risultano indagate: il proprietario degli animali e un veterinario, entrambi del folignate, con il secondo che – secondo le accuse – attestava di aver proceduto all’inoculazione di un microchip in realtà mai avvenuta.
Numerose infine anche le irregolarità riscontrate per violazioni del Testo unico regionale in materia di benessere animale, tutela degli animali di affezione, prevenzione e controllo del randagismo in particolare la detenzione a catena pratica vietata dal 2016 dalla legge regionale umbra, l’omessa identificazione dei cani, l’omessa denuncia di morte e di trasferimento degli animali per cui sono state notificate molteplici sanzioni per illeciti amministrativi.