Candidato sindaco, la base Pd sceglie tra Corradi, Ottone e Paparelli

La sede del Comune di Terni
La sede del Comune di Terni

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Terni caos, dopo aver litigato su tutto il litigabile e il ritiro di Piccioni. A Spoleto va peggio: ognun per sé

di Marco Brunacci

PERUGIA – Terni, ci è mancato solo che venisse bandito un concorso a premi. Dopo la rinuncia di Piccioni, alto dirigente dell’Inps, a candidarsi per il Pd sindaco alle prossime elezioni del 10 giugno, perché non c’era l’unanimità che si attendeva sul suo nome, si è temuto il peggio. Invece in extremis per scegliere il candidato a sindaco per Terni si è deciso per una consultazione tra gli iscritti su tre nomi.

Quello che ha maggiori possibilità – come settimane fa anticipato da City Journal – è l’assessore della giunta uscente Corradi, che difficilmente farà miracoli, ma almeno potrebbe evitare un’elezione-mattanza. È una questione di dignità, visto che i
dirigenti del Pd ternano, con quelli regionali di rinforzo, hanno litigato su tutto il litigabile, con un momento alto: quello del vicepresidente della giunta regionale Paparelli che si è inventato il ricercatore Rosati e la sua lista autonoma come sol dell’avvenire per la menomata sinistra ternana. E comunque, insieme con Corradi,
c’è proprio il Paparelli, che è nella situazione più imbarazzante: pensate a cosa succederebbe se gli scritti Pd lo scelgono come candidato sindaco e lui rimedia una figuraccia in dolby surround, ma pensate anche se il grande vicepresidente di giunta regionale viene battuto nella conta tra gli iscritti da un oscuro ex assessore comunale di una giunta finita in bancarotta. Infine, corre anche Ottone.
Per la lista civica di supporto invece è stato deciso di affidarsi a un giovane commercialista (Stellati) che non è Rosati, ma viene considerato espressione del Paparelli di cui sopra e addirittura della stessa presidente Marini.
Nell’ultima riunione Pd, quella che ha deciso per questa via d’uscita dettata probabilmente dal non saper più cosa fare, si è defilato Eros Brega.

A Spoleto non va meglio. Qui ormai si è al partito fai da te, all’applicazione del principio dei vasi non comunicanti. Il grande Pd, che si spartiva l’Umbria e i suoi poteri, si è ridotto a fare la ruota di scorta dell’assessore uscente signora Laureti, però con illustri imprimatur, dalla presidente della giunta regionale Marini, passando per Lisci, fino al genial Miccioni, che, a ben vedere, potrebbe essere l’unico, viste le caratteristiche e l’abilità mostrata in operazioni nei vari teatri di battaglia elettorale umbri, a far rimpiangere Leonelli come segretario regionale del Pd. E non è poco.

Umbertide è un grande punto interrogativo. Il centrosinistra ha deciso da tempo. Se però – come sembra – non vince al primo turno, il secondo sarà un incubo. E se cade Stalingrado-Umbertide, insieme agli elettori se andranno anche i centri di potere finora leali con il grande gigante rosso che ha dominato l’Umbria per decenni. Per dirne una: ve li immaginate i Molini popolari che diventano a trazione leghista?
Meglio Corciano. Lì il candidato sindaco in campo per conferma schiera due liste civiche insieme a quella del Pd e ha in squadra anche i socialisti, come prima del grande freddo dl 4 marzo.
A questo proposito, buone notizie: sembra che solo l’ex segretario regionale Leonelli continui ad avere una qualche intenzione di far fuori l’assessore Chianella dalla giunta regionale, come monito per i socialisti romettiani fedifraghi. Ma tutti comprendono il suo senso di prostrazione dopo la ancora sonante batosta elettorale. C’è chi non si è più ripreso dopo ko anche meno devastanti del suo. E per questo cercano di stargli vicino.