Novità nella proposta di calendario venatorio per la stagione 2018/2019 preadottata dall giunta della Regione Umbria. Tutto il testo

PERUGIA – Due giornate di preapertura, il 2 e 9 settembre (il 9 fino alle 13), escludendo dalle specie cacciabili il merlo, e una modifica nel periodo del prelievo del cinghiale, previsto nella prossima stagione venatoria dal 6 ottobre al 6 gennaio.

È quanto prevede la proposta di calendario venatorio per la stagione 2018/2019 preadottata dalla giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Caccia Fernanda Cecchini. Il testo, elaborato dall’Assessorato regionale, è stato in precedenza discusso e concordato con la Consulta faunistico venatoria regionale.
«Per la predisposizione del nuovo calendario venatorio – sottolinea l’assessore Cecchini – abbiamo come sempre seguito la strada del confronto e dell’ascolto delle associazioni venatorie, agricole e ambientaliste rappresentate nella Consulta faunistico venatoria regionale in merito alle scelte operate dall’Assessorato. Nella proposta che ne è scaturita – prosegue – sono confermate due giornate di preapertura, nei giorni di domenica 2, dalle 6.15 alle 19.30, e domenica 9, dalle 6.15 alle 13, in cui si potranno cacciare esclusivamente da appostamento temporaneo, fisso con richiami vivi e appostamento per gli acquatici, le specie previste nel calendario dello scorso anno, ad esclusione del merlo. L’avvio generale della caccia sarà il 16 settembre, terza domenica del mese, come previsto dalla legge nazionale».

«Il periodo del prelievo del cinghiale, nelle forme consentite – aggiunge l’assessore – è stato leggermente differito, spostando la data di apertura al 6 ottobre e quella di chiusura al 6 gennaio. Per gli altri periodi e le modalità di prelievo sono stati riconfermati i criteri adottati nella scorsa stagione».
«Il calendario venatorio preadottato dalla Giunta regionale – conclude l’assessore Cecchini – sarà ora sottoposto, come previsto dalle norme, al parere della competente Commissione consiliare dell’Assemblea legislativa ed all’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca ambientale, per poi tornare in Giunta per l’adozione definitiva».

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