Bullismo, giovani e anziani a confronto con l’Ada

Da sinistra Ada Girolamini, Valentina Roscini, Miki Russo, Giulia Agostinelli
Da sinistra Ada Girolamini, Valentina Roscini, Miki Russo, Giulia Agostinelli

Perugia, esperti si sono relazionati con studenti, sportivi perugini e adulti dei centri sociali

PERUGIA – «Anche i bulli hanno un cuore, solo che non vogliono farlo vedere». A pronunciare queste parole, un giovane studente medio di Castel del Piano con cui il giornalista Miki Russo si è confrontato nell’ambito del progetto “Non sei solo, lotta al bullismo. Generazioni insieme”.

Un’iniziativa dell’Associazione per i diritti degli anziani (Ada) Umbria promossa con lo scopo di contrastare il fenomeno del bullismo attraverso il confronto intergenerazionale. Giunta ore conclusione, i suoi ideatori hanno voluto raccontare la loro esperienza in un incontro che si è tenuto al parco della Pescaia. Presenti Ada Girolamini, presidente di Ada Umbria, il responsabile del progetto Miki Russo e la consulente psicologa Giulia Agostinelli, Diego Dramane Waguè, assessore alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Perugia, Valentina Roscini, presidente della Grifo Perugia femminile, Francesco Ciurnella, segretario regionale di Uil pensionati Umbria, e Domenico Ignozza, presidente del Coni Umbria. Il Comitato olimpico umbro ha, infatti, patrocinato l’iniziativa insieme all’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria.

Nei sei mesi in cui si è svolto il progetto, esperti della materia e psicologi hanno potuto incontrare giovani studenti delle scuole secondarie di primo grado di Castel del Piano, Mugnano e Tavernelle, altrettanto giovani atleti della società sportiva Asd Yamaguchi di Tavernelle e della Grifo Perugia. Con loro hanno parlato liberamente dei problemi che riscontrano nella vita di tutti i giorni. Un relazionarsi che ha poi interessato anche gli anziani dei centri sociali di Casaglia e Castel del Piano. «C’è poca conoscenza di che cosa sia realmente il bullismo – ha commentato Girolamini –, ma grazie a questi incontri, stiamo riuscendo a far prendere consapevolezza del fenomeno. I nonni, per esempio, possono svolgere un grande ruolo e lo stesso il mondo dello sport. Oggi, ad esempio, abbiamo con noi le ragazze del calcio femminile che diventeranno portatrici di messaggi contro il bullismo. Per far fronte a questa emergenza educativa è necessario costruire una grande alleanza sociale che deve innanzitutto sostenere le famiglie».

«Quella che si è appena conclusa – ha spiegato Russo – è soltanto la prima fase di un progetto che vuole essere molto più ampio. Adesso, infatti, faremo dei briefing con gli operatori che vi hanno preso parte per valutare i risultati e vedere come proseguire, anche per cercare di trasferire ai giovani l’esperienza degli anziani. Questo è, infatti, un progetto intergenerazionale che deve coinvolgere tutti. il tema del bullismo è complicato e non lo si può affrontare da soli. C’è una cosa poi che dobbiamo avere chiaro: nel bullismo non c’è un vincitore e un perdente, è un coltello che non ha manico, da qualsiasi parte lo si tocchi ci si fa male, anche il bullo è spesso una vittima». In particolare, gli operatori hanno lavorato nelle scuole medie poiché le statistiche dicono che il fenomeno è particolarmente esteso nella fascia d’età tra i 7 e i 17 anni. Ma coinvolti nel progetto sono stati anche giovani sportivi e sportive. «Lo sport che fa il proprio mestiere – ha dichiarato Ignozza – si deve rivolgere ai giovani anche affrontando queste tematiche». «Lo sport – gli ha fatto eco Roscini – è anche sinonimo di aggregazione e ha il compito di far capire ai ragazzi qual è il modo giusto per approcciarsi alla vita».