FOTO | Il cantiere di Giotto e l’Appennino: oltre 70 opere in esposizione. L’apertura e le quattro sedi

PERUGIA – Un grande secolo per una grande mostra in Umbria. È stato annunciato ufficialmente in conferenza stampa l’importante progetto espositivo “Capolavori del Trecento. Il cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino”, che intende valorizzare lo straordinario patrimonio artistico prodotto tra la fine del Duecento e la metà del Trecento, che si espresse in Umbria con un grande fermento politico, religioso, sociale e artistico.

La mostra, che si terrà dal 24 giugno al 4 novembre, è promossa dai Comuni di Trevi, Montefalco, Spoleto e Scheggino, l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, il Polo Museale dell’Umbria, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, l’Associazione Rocca Albornoziana di Spoleto, con il contributo della Regione Umbria e di altri fondamentali partner. A presentare l’evento Bernardino Sperandio sindaco di Trevi, Marica Mercalli soprintendente archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria, monsignor Giampiero Ceccarelli Archidiocesi Spoleto – Norcia, Maria Elena Bececco vice sindaco di Spoleto, Donatella Tesei sindaco di Montefalco, Paola Mercurelli Salari del Polo museale dell’Umbria, Salvatore Finocchi presidente associazione Rocca Albornoziana. Ha concluso gli interventi la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini.

La mostra, ideata e curata da Vittoria Garibaldi e Alessandro Delpriori, prevede l’esposizione di 70 opere, tra straordinari fondi oro e sculture di primo Trecento, provenienti da prestigiose raccolte nazionali e internazionali in quattro sedi espositive: a Trevi la Raccolta d’Arte di San Francesco, a Spoleto il Museo Diocesano – Basilica di Sant’Eufemia e il Museo Nazionale del Ducato, a Montefalco il Complesso Museale di San Francesco. Dallo Spazio Arte Valcasana di Scheggino partiranno gli itinerari territoriali e sarà possibile averne completa documentazione.
«Questa mostra – ha sottolineato Bernardino Sperandio, sindaco di Trevi, Comune capofila – è l’occasione per dare una visibilità importante al territorio coinvolto. Le collezioni permanenti dei musei ospitanti dialogheranno con capolavori unici, di cui alcuni per la prima volta concessi in prestito. Tra il Duecento e il Trecento l’Umbria è teatro della più importante rivoluzione artistica del medioevo. Con la ricostruzione del corpus delle opere di maestri anonimi, spesso pittori e scultori allo stesso tempo, la mostra ha l’obiettivo di valorizzare una scuola pittorica ad oggi poco conosciuta, ma di grande interesse culturale».
L’evento espositivo permetterà di ammirare significative testimonianze della pittura trecentesca, come il “Dittico Cini” proveniente dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia e il “Dittico Poldi Pezzoli” dal Museo Poldi Pezzoli di Milano opere del Maestro della Croce di Trevi, il “Dittico reliquiario” dal Victoria and Albert Museum di Londra e il “Trittico con Incoronazione della Vergine” dal Museo Marmottan Monet di Parigi entrambi del Maestro di Cesi, la “Madonna di Fossa” dal Museo Nazionale d’Abruzzo de L’Aquila e il “Trittico Bohler” anch’esso del Maestro di Fossa dall’Alana Collection di Newark (USA), le “Storie dei Santi Biagio e Caterina” del Maestro di Cesi e le “Storie della Passione di Cristo” del Maestro di Fossa dall’Appartamento pontificio di rappresentanza del Vaticano.

«Si è attivata per questa mostra – ha evidenziato la soprintendente Marica Mercalli – un’importante attività di collaborazione tra enti ed istituzioni, per mettere in sinergia la tutela e la valorizzazione dei nostri beni culturali. Le mostre sono strumenti importanti per migliorare la conoscenza del territorio, ma anche per richiamare presenze sia turistiche che scolastiche».
La presidente Catiuscia Marini: «La grande mostra sui capolavori del 300, che presentiamo oggi a Spoleto, è frutto di un’operazione di ricerca scientifica, culturale e storica che l’Umbria ha fatto con la Regione, con le amministrazioni comunali, con le Fondazioni bancarie e la Soprintendenza, per contribuire, da una parte al recupero della memoria storica attraverso le opere di grandi maestri che hanno segnato l’identità artistica e spirituale di questa area della nostra Regione, della Valnerina e dello Spoletino e dei territori di connessione con le Marche e con l’Abruzzo, dall’altra a promuovere il territorio dal punto di vista turistico. C’è il meglio dell’arte italiana – ha aggiunto – ma con questa mostra la Regione, che la sostiene convintamente anche dal punto di vista finanziario (sono stati stanziati 90 mila euro), vuole fare un’operazione di valorizzazione dei capolavori artistici, ma anche degli itinerari scoprendo, a partire da Scheggino punto di accesso dei percorsi, anche i luoghi – molti dei quali sono della Valnerina – in cui gli artisti hanno lasciato i segni della loro creatività. Si andranno quindi a riscoprire anche le chiese, alcune delle quali sono state ferite dal sisma del 2016. Anche gli umbri potranno cogliere attraverso la mostra i segni sui quali si è costruita la propria identità. L’auspicio è che, in un periodo ricco di grandi eventi culturali, si possa rafforzare l’attrazione verso la nostra regione richiamando molti visitatori».