25 aprile, gli ex sindaci scrivono a Ruggiano: «Irricevibile il no all’Anpi»

Una bandiera dell'Anpi (foto patriaindipendente.it)
Una bandiera dell'Anpi (foto patriaindipendente.it)

Todi | Buconi, Budassi, Marini, Nulli Pero e Rossini in una lettera aperta all’amministrazione che considera «di parte» i festeggiamenti dei partigiani per la Liberazione

(riceviamo e pubblichiamo)
di Massimo Buconi
Valfiero Budassi
Catiuscia Marini
Ottavio Nulli Pero
Carlo Rossini

Siamo stati Sindaci di Todi. Per anni abbiamo rappresentato la Città e la comunità tuderte. Lo abbiamo fatto aderendo pienamente alla Costituzione Italiana – della quale ricorre quest’anno il settantesimo anniversario di entrata in vigore – giurando di osservarla lealmente. Una Carta figlia del 25 aprile e della ritrovata libertà. Scritta dai protagonisti, di tante estrazioni diverse, della rinascita del Paese; tra questi Tito Oro Nobili, membro della Costituente, sepolto a Todi.

Intendiamo esprimere la nostra più viva preoccupazione per il grave strappo prodotto dal mancato riconoscimento del patrocinio della Città all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) per le manifestazioni del 25 aprile: un fatto senza precedenti che consideriamo pericoloso ed errato.
Seppure, infatti, l’amministrazione abbia deciso di darsi un programma autonomo per le celebrazioni, rimane inspiegabile e sbagliata la scelta di negare il patrocinio ad un’associazione come ANPI che porta in se la storia dei costruttori della nostra Repubblica e la difesa della Costituzione. E risulta per questo irricevibile la motivazione secondo la quale l’Amministrazione considererebbe di parte le celebrazioni organizzate da ANPI.
Ci duole dover constatare come di parte risulti essere, invece, solo il gesto dell’amministrazione cittadina che rischia, così, di lacerare la comunità, di esasperare le posizioni e di recare danno all’immagine di Todi.
E’ per tutto questo che, da ex sindaci di Todi, sentiamo il dovere di invitare il Sindaco in carica a riflettere e a rivedere le posizioni prese ed espresse, perché il 25 aprile possa essere ancora ciò che ci siamo impegnati a mantenere nell’esercizio delle nostre responsabilità: una festa nazionale, una festa di tutti.