[Vuoto]

un contributo de “Il tarlo”

Pochi giorni fa il nostro Poldo se n’è andato, l’ho trovato una mattina freddo come il marmo, irrigidito nella sua morte, che mi ha lasciata impotente, come fa sempre un corpo privo di vita. I suoi tondi occhi di cioccolata, che mi hanno guardata, ogni giorno per anni, come solo gli occhi di un cane possono guardarti, erano chiusi, potrò vederli nel ricordo, non mi basta, ma non c’è altro. Non avrei mai creduto di poter piangere tanto, mi sono resa conto che ogni perdita ti fa ritrovare le lacrime di tutte le altre. Ho pianto per la sua definitiva assenza, per quella della mia dolce e selvatica micetta, per la perdita di tutte le belle persone che ho amato e che se ne sono andate per sempre, portandosi via quella parte di me che io ero per loro. Ho pianto perché dovrò vivere accettando tutte le assenze che ci sono e che ci saranno.

Scrivere, anche più che parlare ha un effetto catartico, le commemorazioni ci fanno stare meglio, io però voglio fare qualcosa di più per Poldo, un cane mite, una silenziosa compagnia. Voglio proporre una riflessione in merito al rapporto tra l’uomo e l’animale, un rapporto importante, comunque si voglia considerarlo, che non può essere ignorato, che meriterebbe anche di essere epurato da ipocrisie e da ambiguità. Mi piacerebbe poter scrivere di tutti i comportamenti umani rispetto agli animali: di chi li ignora, di chi li usa, di chi li maltratta, di chi li tiene per un po’ e poi li abbandona, di chi li ama e li antropomorfizza,… Il problema va posto ed a mio avviso dovrebbe entrare a pieno titolo nelle scienze dell’educazione.

Il dato certo per tutti è che gli animali sono abitanti del Pianeta, gran parte di coloro che pensano ad una vita ultraterrena si aspetta di rivederli , la rimanente parte ritiene che loro non ne abbiano diritto. Se il Paradiso fosse come lo descrivono ed io dovessi andarci vorrei ritrovarci tutti i miei cari perduti. Tutti, animali compresi. Il dato storico/antropologico è che la vita stessa degli animali è stata considerata per troppo tempo solo in funzione dell’esistenza dell’uomo. Dal punto di vista logico è paradossale: dato che l’uomo ha sempre usato gli animali ha anche stabilito che gli animali fossero sulla Terra perché l’uomo potesse servirsene.

L’importanza del rapporto fra l’uomo e l’animale, invece, non va sottovalutata. Ne sono felice conferma i risultati che si ottengono con la pet therapy. Coloro che la praticano sanno bene quanto non si possa prescindere dall’interazione tra il paziente e l’animale. Il rapporto simmetrico fra i due è condizione indispensabile per l’esito della terapia . Voglio rivolgere un pensiero di gratitudine a coloro che la applicano, sia per le persone che se ne giovano sia per gli animali, che vengono trattati con la massima attenzione.
La consapevolezza dell’effetto benefico che hanno gli animali sulle persone in genere ed ancor più sulle persone in difficoltà ha radici antichissime, pare che le prime esperienze scientifiche risalgano al 700. Ho avuto l’opportunità, per motivi professionali, di conoscere questo universo e di apprezzarlo e sono entrata nella dimensione della convivenza con gli animali.

Vorrei invitare tutti a pensare che quando gli animali sono compagni di vita, anche se ci sembra che un nostro amico sia troppo amorevole con un animale oppure troppo triste perché lo ha perso, non possiamo reagire come se fosse strano, né tantomeno ritenere che non conosca il vero amore o il vero dolore. Forse siamo noi ad ignorare una parte significativa del nostro cuore.