Violenza e atti vandalici: presa la baby gang che terrorizza il centro commerciale

Carabinieri. Archivio
Carabinieri. Archivio

Corciano, dopo il pestaggio di un operaio, finiscono in comunità i tre minorenni incubo della zona

CORCIANO (Perugia) – In tre aggrediscono e picchiano un 19enne e finiscono in comunità. Alle prime ore dell’alba, i carabinieri della stazione di Corciano, al comando di Giovanni Cutuli, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare del collocamento in comunità, emessa dal gip del tribunale per i minorenni di Perugia, nei confronti di tre adolescenti di origine albanese, di età compresa tra i 15 e i 16 anni.

Nei loro confronti, sarebbero emersi, a vario titolo, gravi, univoci e concordanti elementi di colpevolezza in ordine al reato di lesioni aggravate, commesso ai danni di un 19enne, operaio, di nazionalità marocchina.
I fatti risalgono al mese di febbraio, quando la vittima, dopo una banale lite iniziata con i tre dentro un centro commerciale, è stato aggredito con calci e pugni, anche – ha raccontato – dopo essere caduto a terra. L’operaio, soccorso da personale del 118 e trasportato in ospedale al Santa Maria della Misericordia per gli accertamenti clinici e le prime cure necessarie, ha riportato gravi lesioni al volto, tra cui fratture, con una prognosi complessiva di 51 giorni.

Le immediate indagini svolte dai carabinieri intervenuti sul posto, indirizzate anche dalle dichiarazioni dei numerosi testimoni presenti, dai riconoscimenti fotografici e dall’analisi delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del centro commerciale, hanno consentito di identificare gli autori del violento pestaggio, evento che ha determinato forte preoccupazione collettiva.
Peraltro, gli stessi giovani, nel corso dei mesi, secondo le ricostruzioni dei carabinieri, avrebbero costituito una sorta di baby gang, i cui atti vandalici e comportamenti violenti avevano spesso generato timore negli avventori del centro commerciale e dell’intera zona.

L’operazione di oggi costituisce, quindi, un importante riscontro all’attenzione rivolta da parte delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria, alla particolare fenomenologia criminale, i cui attori sono, frequentemente, minori con gravissime difficoltà socio – relazionali. I carabinieri spiegano anche come, nel caso di specie, l’irrogazione di una misura cautelare più afflittiva, quale, appunto, quella della custodia cautelare in carcere, è stata resa impossibile dai limiti edittali previsti dalla norma penale. Ma «all’eventuale riproporsi di analoghi comportamenti, per i medesimi sarà inevitabile subire misure maggiormente afflittive della libertà personale».
I giovani, espletate le formalità di rito, sono stati accompagnati in comunità educative dislocate nel centro Italia, dove permarranno a disposizione dell’autorità aiudiziaria alla quale dovranno rispondere per le gravi accuse formulate.