VIDEO | Great energy, l’operazione della guardia di finanza ha portato a sette arresti per associazione per delinquere, truffa, bancarotta e riciclaggio

PERUGIA – Nove indagati, di cui due finiti carcere, cinque ai domiciliari e due persone con obbligo di dimora. Accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti tributari, truffe aggravate ai danni dello Stato e dei fornitori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio, con ben 20 milioni di euro di tasse e accise non pagate.

Questo il risultato dell’operazione Great energy svolta dai militari del comando provinciale della guardia di finanza, agli ordini del colonnello Dario Solombrino, coordinati dalla procura della Repubblica e in collaborazione con l’Ufficio doganale. Le fiamme gialle, come ricostruito in un comunicato del procuratore capo Luigi De Ficchy, dalla mattina di giovedì 1 marzo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari nei confronti di questi nove soggetti e stanno eseguendo il sequestro preventivo di oltre 30 milioni di euro sui conti correnti, sulle quote societarie e sui beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati.

«I provvedimenti restrittivi riguardano un’organizzazione criminale, con base operativa a Perugia – spiega De Ficchy -, operante nel mercato energetico, che, attraverso un articolato meccanismo fraudolento, ha incassato i corrispettivi per le forniture di gas ed energia elettrica erogati ad una nutrita clientela (privati, aziende ed Enti pubblici) omettendo il pagamento di oltre 20 milioni di euro dovuti sotto forma di accise, iva e delle altre imposte. Le complesse indagini di polizia giudiziaria, dirette da questo Ufficio ed eseguite dalle Fiamme Gialle perugine e, per i profili di competenza, dal Servizio Antifrode del locale Ufficio Doganale, una cui segnalazione ha originato il procedimento penale, hanno consentito di disvelare l’ampio disegno criminoso ordito dai promotori dell’organizzazione, due imprenditori locali che, con il determinante apporto tecnico-giuridico di un professionista del capoluogo umbro e di numerosi “uomini di fiducia”, hanno utilizzato nel tempo, in rapida successione, tre società preordinatamente destinate ad operare nel mercato energetico in completa evasione di imposte, maturando ingenti debiti anche nei confronti dei fornitori».

Secondo la ricostruzione della procura, «il meccanismo fraudolento prende il via quando la prima delle società coinvolte richiede all’Agenzia delle Dogane di Perugia le autorizzazioni ad erogare prodotti energetici, dichiarando di possedere un irrisorio numero di clienti e versando di conseguenza una cauzione minima. Di fatto invece, omettendone la comunicazione al suddetto ufficio finanziario, la società inizia sin da subito ad operare con un pacchetto clienti ben superiore, in parte rilevato da società del settore in via di dissesto, che, trascorso poco più di un anno, all’approssimarsi delle scadenze del pagamento delle imposte, viene trasferito (nel gergo tecnico “switchato”), senza soluzione di continuità, ad una seconda società appositamente costituita che, munitasi nel frattempo di autorizzazione sempre con una cauzione minima, si sostituisce alla prima nell’erogazione dei servizi ai propri utenti, messi a conoscenza con una semplice comunicazione di tali avvicendamenti societari.
Successivamente, entra in scena un nuovo operatore, anch’esso intestato a prestanomi compiacenti, con il quale si perfeziona il progetto criminoso del sodalizio che, infatti, amplia notevolmente il proprio fatturato grazie all’acquisizione, all’esito di sofisticati passaggi societari, del cospicuo pacchetto clienti di un’importante e storica società del settore energetico».

Le indagini della guardia di finanza hanno quindi accertato come, sotto la regia tecnico-giuridica del professionista, «l’organizzazione, temendo gli esiti degli accertamenti in corso – ricostruisce il procuratore capo -, abbia poi operato uno “svuotamento” dalle casse dell’ultima azienda di ben nove milioni di euro, simulando dei contratti di fornitura con una società residente negli Emirati Arabi, ma, di fatto, riconducibile ad uno dei due promotori dell’organizzazione, per fare fuoriuscire provviste finanziarie in parte rientrate in Italia, occultate sotto la forma di aumento del capitale sociale di due distinte aziende, operanti nel campo dell’energia e della nautica».

«La sinergia tra il Corpo e l’Agenzia – ha concluso il procuratore Luigi De Ficchy – ha infatti contribuito in maniera significativa al disvelamento della complessa architettura criminale progettata e realizzata dal sodalizio in un settore merceologico tanto peculiare sotto il profilo normativo quanto strategico dal punto di vista economico e tributario. In tal senso, un plauso particolare va rivolto alla Guardia di Finanza per la consueta professionalità ed abnegazione evidenziate anche nell’espletamento delle lunghe e delicate indagini in argomento, nonché all’Agenzia delle Dogane per la professionalità dimostrata e la qualificata collaborazione fornita nell’ambito di competenza».

IL VIDEO: