Umbria | Risiko rimpasto, Leonelli per Bartolini e Smacchi per Chianella

Palazzo Donini, sede della giunta regionale
Palazzo Donini, sede della giunta regionale

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Giunta regionale e il rischio autolesionismo. Per il cambiamento si fa strada la proposta di novità ai vertici di Sviluppumbria e Arpa (Agostini e Ganapini) e della sanità (Orlandi)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Come procede il day after del voto in Umbria? Nel segno di Flaiano: la situazione è grave ma non seria. Ha già spiegato la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, che il trend è europeo, anzi mondiale. La sinistra va male dappertutto e forse non è un bel momento neanche per i mancini. La disfatta è iniziata dalla Germania e si è propagata come fosse un virus, senza ci fosse neanche un vaccino. Quindi i responsabili sono tutti e nessuno. Figurarsi se c’è un problema di governi locali di sinistra che governano tirando a campare o di candidati unfit, inadatti, a essere parlamentari oppure di liste copia e incolla fatte a Roma in ossequio di interessi lontani dalla gente e dalle esigenze della gente.

Conclusione, dopo l’analisi? Nessuna autocritica specifica, finchè ci rimane qualche voto per regger la poltrona. La scorta sembra vicina all’esaurimento? Neanche questo impensierisce. Come provvedimenti dopo la debacle, la presidente Marini ha aperto solo alla possibilità di un rimpasto di giunta (perché una esemplare rotazione degli uscieri della Regione?).
Avendo però la presidente un mandato diretto dal popolo umbro, seppur striminzito e con ricorso pendente sul conteggio dei voti dell’incolore Ricci, è proprio curioso che se la prenda con gli assessori. E comunque attenzione: l’ipotesi di cacciare i socialisti infingardi, colpevoli di non aver preso, zitti e buoni, i calci negli stinchi durante la composizione delle liste, non è una grande idea. Con le elezioni comunali in tre città umbre di gran rilievo che incombono perdere anche l’appoggio socialista sarebbe un capolavoro di autolesionismo. Cinquanta sfumature di rosa (Psi). Così mettere Smacchi al posto di Chianella pare un tentativo abortito in partenza, anche se in questa situazione lunare, con tanta gente che ha la lucidità di un pugile suonato, mai dare le cose per scontate.

Per assurdo sembra più realistica l’altra sostituzione di cui si vocifera: abbandonare alla deriva il tecnico scelto dalla Marini, il professor Bartolini che solo ora ha avuto il tempo di impratichirsi con l’amministrazione, per promuovere il plurisconfitto (da candidato nel collegio migliore dell’Umbria e da segretario regionale del Pd) Leonelli. In quanto ad autolesionismo anche questa soluzione non è male: basta pensare a quel che potranno dire i Cinquestelle e la Lega in qualunque prossima campagna elettorale. Ma non siamo certo qui a suggerire.

Una scuola di pensiero, in queste ore, si fa strada e chiede invece di dare almeno un segnale più concreto di rinnovamento della politica regionale. Ci sono in bilico tre ruoli fondamentali al momento ricoperti da due pensionati e da uno in scadenza di contratto. Parliamo della decisiva Sviluppumbria (Agostini), della direzione generale della sanità (Orlandi) e dell’Arpa (Ganapini). Molto di più – come si vede – del poco più che folkloristico cambio di un assessore.

Ma per arrivare a questa svolta bisogna essere convinti che qui è successo un cataclisma e non si torna indietro. Magari, invece, ha ragione la presidente Marini: il trend è internazionale e il calo della sinistra (e del Pd) passerà come fosse una varicella. Forse.