Trasporto, in Umbria non si muove foglia che Fs non voglia

La stazione Fontivegge a Perugia (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)
La stazione Fontivegge a Perugia (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I governi locali hanno appaltato tutto il settore. Dopo la debacle con la neve (pure con gente persa nella notte davanti alla stazione) devono chiedere garanzie. Stringenti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Guardate che è proprio così: in Umbria non si muove foglia che Fs non voglia. Parliamo di trasporto pubblico, ben inteso, e può sembrare anche una fissazione. Ma in realtà è solo una preoccupazione al termine di una settima nera delle ferrovie culminata con una notizia che trovate qui di seguito, laddove si racconta che, dopo le scaldiglie che non scaldigliano, dopo i treni che arrivano in tempo da circumnavigazione del globo, dopo le Freccette rosse-tartaruga, ecco che trenta onesti passeggeri scendono da un treno, al termine di un viaggio della speranza con ore di ritardo, e trovano la stazione di Perugia, a notte fonda, chiusa.

Ma chiusa come è chiusa tutte le notti, quando i treni non arrivano, ma nessuno che abbia comunicato agli addetti che c’era una navicella persa nello spazio ferroviario che stava ciondolando per raggiungere la destinazione. Così i 30 onesti passeggeri si sono trovati al freddo e al gelo tra il treno e la stazione chiusa.
Ora, uno dice: ma è possibile che al tempo della fibra e dei collegamenti digitali ultrarapidi non si trovava un mezzo di comunicazione funzionante per avvertire che stava arrivando un treno in (maxi) ritardo?
Lunedì scorso non hanno tirato sulle infrastrutture italiane il missilone dell’ultima foto di Putin ma sono solo cadute poche decine di fiocchi di neve, possibile che gli effetti siano stati così devastanti? Se i risultati di una modesta nevicata e un po’ di ghiaccio sono questi, d’ora in poi in Corea del Nord riempiranno gli arsenali di granite.

E poi bastava andare per negozi a Perugia per capire che qualcosa non ha proprio funzionato: non sono arrivate vettovaglie né generi di conforto ma neanche quelli di sconforto, i carciofi come le riviste. Motivo? La neve. Alle Fs in Umbria, dopo aver dato i treni e gli autobus (Busitalia), la rete della Fcu e i convogli che dovrebbero un giorno tornare a sfrecciarci sopra felici, i traghetti al Trasimeno e infine il minimetrò, si potrebbe – visto il modo in cui è stata affrontata quest’ultima emergenza – suggerire di istituire anche un servizio differenziato in caso di abbassamento delle temperature: la diligenza, con rete di locande della posta per il cambio dei cavalli. Una mano santa per il rilancio dell’economia equina.
L’ironia non è difficile in frangenti del genere, il difficile è capire come se ne esce e non si ripetano situazioni di improvvisazione al potere del genere visto in action. I governi locali che in Umbria hanno appaltato il servizio a Fs dovrebbero pretendere delle garanzie. E insieme infittire i controlli e rendere stringenti le richieste di servizio.