FOTO e VIDEO | Sequestrati chili di cocaina e altre sostanze. Lo stupefacente veniva acquistato a Roma e rivenduto in Umbria

TERNI – Si è conclusa questa mattina l’operazione della Squadra Mobile di Terni, denominata “Montana”, che ha consentito la cattura di 14 soggetti in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare, sei delle quali in carcere e otto agli arresti domiciliari. Contestualmente, sono state eseguite nove perquisizioni domiciliari a carico di soggetti «contigui agli arrestati»: arrestati e denunciati, per gli inquirenti, sono ritenuti a vario titolo responsabili del reato di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.

Una rete criminale multietnica composta da italiani, albanesi, tunisini e peruviani, quella smantellata dalla polizia di Stato. Una rete capace di un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro mensili, realizzate smerciando sul mercato ternano (in particolare in centro e nei luoghi di aggregazione giovanile) droghe di ogni tipo: cocaina, eroina, hashish, marijuana e alcune sintetiche. Droghe acquistate in parte nella capitale e in parte da cittadini albanesi. Oltre agli arresti, gli agenti hanno sequestrato circa 2,5 chilogrammi di cocaina (principio attivo all’80%), 100 grammi di mdma, 500 grammi di marijuana, 100 grammi di hashish, oltre a 39 proiettili calibro 38 special.

A portare a termine l’operazione, nelle città di Terni e Roma, sono stati oltre 150 operativi della questura di Terni e di quelle limitrofe (Roma, Perugia, Viterbo, Arezzo, L’Aquila e Rieti), con l’appoggio dei reparti prevenzione crimine “Umbria-Marche” e “Lazio”, delle unità cinofile della questura di Roma, e del reparto volo di Pratica di Mare.

Le indagini

Nel quadro del progetto preventivo e repressivo promosso dal questore Antonino Messineo finalizzato ad arginare il fenomeno dello spaccio di stupefacenti nella città di Terni, l’indagine della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Terni diretta dal Commissario Capo Davide Caldarozzi, coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica dott. Alberto Liguori e dal Sost. Procuratore dott. Marco Stramaglia, ha preso le mosse dall’arresto per droga nel giugno del 2017 di un cittadino albanese, rintracciato di ritorno da Roma in auto, a bordo della quale, abilmente occultato all’interno di un vano del cruscotto, trasportava un panetto di cellophane contenente oltre un kg di cocaina purissima.

Oltre all’arrestato, nel corso dell’intervento, era stato identificato un giovane ternano, sempre proveniente da Roma a bordo di un’altra autovettura, con funzione di “staffetta” per far scattare l’allarme in caso di posti di controllo da parte delle Forze di Polizia.

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Nel prosieguo dell’indagine, attraverso centinaia di ore di attività tecniche e servizi di osservazione, sono state arrestate in flagranza ulteriori persone e sequestrati discreti quantitativi di droga, acquisendo gli elementi probatori per delineare poi l’intera rete criminale e consentire l’emissione dei provvedimenti restrittivi da parte dell’Autorità Giudiziaria.

La rete criminale ed il modus operandi

La rete criminale, composta perlopiù da pluripregiudicati (e, tranne uno, tutti tra i 25 e i 35 anni), prevedeva un tarantino di 66 anni, residente a Terni, che vanta nel suo curriculum criminale rapine, estorsioni e naturalmente spaccio di stupefacenti, suo figlio convivente, 3 giovani ternani già noti alla Polizia di Stato, un napoletano, 3 tunisini, 2 albanesi, e un peruviano, oltre a due persone residenti a Roma: un italiano ed un altro albanese.

Il luogo di ritrovo e dello spaccio, la vera e propria centrale “operativa”, era stata fissata in un locale pubblico, allocato in una via molto trafficata della città di Terni, poco fuori dal centro cittadino. Le figure di spicco della rete, sedute ai tavoli del bar, gestivano lo spaccio di stupefacenti, prendendo accordi con fornitori, pusher e consumatori anche attraverso “pizzini”, spesso utilizzati per indicare i luoghi delle consegne, bruciati subito dopo per non lasciare traccia.

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In altre occasioni, per non destare sospetti, gli incontri di “affari” venivano organizzati all’interno di alcune Chiese cittadine.

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Lo stupefacente proveniente dalla capitale arrivava a Terni trasportato su autovetture con il vano porta oggetti modificato, spesso ricorrendo al sistema delle “staffette”, e veniva consegnato dagli stessi “romani” nel richiamato locale pubblico, dove veniva preso in consegna dal figlio del tarantino e da uno dei tre giovani spacciatori ternani. Quest’ultimo, sicuramente il più attivo della rete, dopo aver “tagliato” la droga, la suddivideva in dosi per lo spaccio al minuto. Tale operazione avveniva in una fitta boscaglia, nella periferia della città, che raggiungeva con il suo scooter.

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Una volta preparate le dosi, il giovane tornava in centro cittadino, dove, sempre a bordo dello scooter, le consegnava ad altri pusher e consumatori. Rapido negli spostamenti, cambiava quasi quotidianamente itinerario, ed in un giorno riusciva a “servire” una folta clientela, variegata per fasce di età e di reddito. Oltre a lui, è emersa nel corso delle indagini un’importante serie di spacciatori, attivi soprattutto nelle zone maggiormente frequentate da giovani.

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Il ricavato della vendita dello stupefacente, ripartito tra i principali esponenti del gruppo soprattutto tra i tavoli dell’esercizio pubblico, veniva poi utilizzato anche per finanziare acquisti sempre più ingenti di droga. Da quanto emerso dall’indagine, il prezzo stabilito per l’acquisto di un 1grammo di cocaina si aggirava sugli 80 euro.

In sintesi, nella fase precedente alla esecuzione delle 14 misure restrittive, risultano inoltre 5 persone arrestate in flagranza di reato e 15 denunciate in stato di libertà, oltre al sequestro di stupefacente e munizionamento (circa 2,5 kg di cocaina (principio attivo all’80%), 100 gr. di MDMA, 500 gr. di marijuana e 100 gr. di hashish, 39 proiettili cal. 38 special.