Ultima tappa di un viaggio stupefacente. Giù, fino al fondo dell’abisso della tossicodipendenza. E poi su, nel paradiso artificiale contraffatto dalla droga. Una narrazione di Gregorio Tamborrino Orsini

di Gregorio Tamborrino Orsini

PERUGIA – «Prima decidi se ti vuoi fare o no. Una volta deciso devi sbatterti per trovarla e andarla a prendere. Poi devi sbatterti per riuscire a farti senza farti beccare. Poi ti godi la botta. Poi ti godi in modo strano e un po’ perverso il fatto che ti sta scendendo. Poi se sono le 3 del pomeriggio ne vuoi ancora. Se sono invece le 3 del mattino ti metti l’anima in pace e ti metti a dormire».

Nel frattempo non hai pensato a nulla, o meglio a nient’altro. Ti sei drogato di attesa in attesa di ingoiare pipparti fumarti iniettarti un’altra vita. Una che sia più facile sopportare e che abbia un senso oltre la fatica di viverla. Eroina cocaina metamfetamina mdma mefedrone finilefedrone benzodiazepine ed ogni altra sorta di polvere o pasticca, senza tregua e fino alla nausea. Fino a farsi bastare anche soltanto il rituale che precede l’assunzione. Da circa quindici anni, più o meno da quando ne aveva sedici, Mr.X tenta di difendersi dalla miseria per conquistare la felicità. La rincorre per abbandonarcisi seduto sopra o sdraiarcisi accanto. La scioglie la diluisce la ‘cucina’ e spera di annegarci dentro, di fermarla e inchiodarla al muro. In una spirale di paura e desiderio continua a cercare un piacere chimico e a trovarlo nell’anestesia della botta. Nella cessazione del dolore. Nel silenzio delle coscienza e nell’abisso della memoria.

Mr.X è un super potere senza super eroe, un ‘tossicodipendente’ senza nome, senza volto e senza un corpo che non sia mero contenitore di emozioni sintetiche. Soprattutto è un ragazzo di poco più di trent’anni cui abbiamo chiesto cos’è, alla fine, la felicità: la risposta fluttua tra le righe della sua lunga storia (raccontata in breve) ed emerge bruscamente per contrasto, come luce inghiottita lentamente dalle tenebre.

Parte prima. Il male adottivo

Parte seconda. La seduzione del vuoto

Parte terza. La felicità.

Cos’è, per te, la felicità?
“Non so.. sentirsi felice è diverso dal sapere cos’è la felicità. La felicità è l’Amore. Sentirsi amati.”

È vero, sentirsi felici non sempre ha a che fare con la felicità. Allo stesso modo, chiedersi cos’è, la felicità, è ben diverso dal cercarla in controluce, interrogandosi su cosa può essere. È questa forse la domanda più opportuna: quella che apre all’interpretazione, all’esperimento, alla fatica e che, intanto, trova una risposta nella storia di Mr.X.
La felicità non può stare in una ricetta. La felicità esige ricerca. È relazione, è scontro e riconciliazione: comunque relazione. La felicità non è un’altra mamma o un altro papà: è concedere un’altra occasione alla stessa rabbia. È felice chi sa dimenticarsi ma non si abbandona e chi si ritrova nella forza di restare vulnerabile. Chi sceglie di averne abbastanza. La felicità è un inizio. Poi un altro e un altro ancora.

La felicità non può essere libertà di dipendere: è semmai dipendenza dalla libertà. È potersi fermare e ricominciare dalla fine. La felicità è una fine. Poi un’altra e un’altra ancora. Sei felice se non vuoi ma devi, e viceversa. Se non vuoi, e se nemmeno devi, puoi comunque. Sempre. Se nessuno ti costringe oltre te stesso, sei felice. Sei felice quando brucia il primo amore e quando si estingue. Quando ti lasci deludere ma non scoraggiare. Sei felice quando ne hai nostalgia, anche se fa male. Sei felice perché sei vivo, e se non è sentirsi felici, la felicità è sentirsi vivi. È fuggire la morte e averne paura. Averne il terrore. È cercare un po’ di vita nella morte di ogni giorno. La felicità non è decidere di fare qualcosa ma farlo: punto e basta. È un insieme di punti che prima o poi sapremo unire. Mai prima dell’inizio e mai prima della fine. La felicità non ha un prologo, né un epilogo, non si può riassumere o sintetizzare. È una scommessa, una passione, una promessa che può darsi neppure si possa raccontare. Forse non può stare in una storia. Ma se potesse, sarebbe una storia d’amore.