«Romizi sbugiardato in tribunale». Duro intervento dem sul caso Joan

Bori e Bistocchi ripercorrono le tappe di «una vicenda surreale». I due consiglieri Pd: «Un neonato va tutelato, non fatto oggetto di crociate»

di Tommaso Bori e Sarah Bistocchi*
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – In un anno e mezzo di battaglie legali da un lato e consiliari dall’altro le posizioni ideologiche, retrograde e strumentali del Sindaco Romizi vengono sconfitte su tutti i fronti: finalmente la magistratura ha messo la parola fine, come auspicabile, al caso della mancata trascrizione dell’atto di nascita del bambino di Perugia nato in Spagna.

Il Sindaco Romizi, che da oggi può essere definito a tutti gli effetti come il più reazionario d’Europa, è stato l’unico rappresentante delle istituzioni a non riconoscere l’identità ad un bambino e a non rilasciargli i documenti necessari ad avere un medico, a frequentare una scuola e a poter viaggiare per tornare nella sua città. Oggi Perugia si sveglia più giusta perché Romizi è stato sbugiardato dalla prima sezione civile del tribunale di Perugia: la sentenza gli intima di fare oggi quello che doveva aver già fatto da un anno e mezzo, l’identità del neonato andava riconosciuta da subito e il bambino registrato integralmente da parte dell’ufficiale di stato civile trascrivendo per intero l’atto di nascita inviato dal Consolato italiano al Comune di Perugia.

La vicenda, surreale, prende le mosse nel lontano dicembre 2016 quando il piccolo ha visto la luce in Spagna e subito lo Stato iberico ha provveduto a registrarne la nascita da due madri. Le due donne italiane hanno poi chiesto, come ovvio, la registrazione dell’atto di nascita nella loro città di residenza, Perugia, e fin qui nulla di strano. Purtroppo sulla strada del bambino e della sua famiglia si è posto il Sindaco Romizi, non per aiutarli come meriterebbe ogni bambino perugino e ogni famiglia residente nella città che è chiamato ad amministrare, ma come ostacolo che sembrava insormontabile.

Il Sindaco appellandosi ad una pretesa “contrarietà all’ordine pubblico” ha deciso, sua sponte e al contrario di come fatto da molti altri primi cittadini suoi colleghi, di non registrare l’atto di nascita: per Romizi e la sua Giunta il piccolo Joan non esiste. Una mossa che fa piombare la nostra città in un medioevo giuridico e culturale che non ha pari ai giorni nostri. Si colpisce un neonato per stigmatizzare i comportamenti delle madri con il Sindaco che si erge a censore, quasi a inquisitore, della condotta morale e personale di due sue concittadine.

Nel dicembre scorso, sotto la pressione dell’opinione pubblica e del Consiglio Comunale che lo aveva smentito, il novello inquisitore Romizi ha fatto una parziale marcia indietro, ma la toppa è peggio del buco: si procede ad una trascrizione parziale dell’atto di nascita. Si “concede di esistere” al piccolo Joan, ascrivendo la sua nascita alla sola madre biologica. Una “concessione” degna di una autocrazia settecentesca e non di uno Stato di diritto moderno. Per fortuna del bambino e delle sue madri il tribunale civile perugino, ben più lungimirante del momentaneo inquilino di Palazzo dei Priori, stabilisce che l’atto inviato dal Consolato italiano debba essere trascritto integralmente sbugiardando la linea di condotta retriva del Sindaco Romizi. Un neonato deve essere oggetto della maggior tutela possibile perché soggetto debole e non può essere oggetto di crociate inquisitorie contro i genitori.

Ieri il Sindaco Romizi avrebbe dovuto soltanto chiedere scusa prima di tutto al bambino e alla sua famiglie, subito dopo alla città e a tutti i perugini che sono da sempre un popolo colto e civile. Invece no: ci lascia esterrefatti la sua lettera in cui rivendica il suo comportamento anche dopo essere stato bocciato sia in Consiglio Comunale che nelle aule di tribunale. Auspichiamo che le traversie di questa famiglia finiscano qui, magari con una lettera di scuse da parte del Sindaco Romizi, e che non si continui a vessare dei cittadini di Perugia, come stanno chiedendo gli eletti della Lega ed alleati di Romizi in queste ore, tornando ad impugnare la sentenza ed andando anche contro il tribunale dopo essere andati contro il buonsenso. L’impugnazione che porterebbe ancora di più verso il baratro ed esporrebbe al ridicolo lo stesso Sindaco trasformandolo in un reazionario da operetta.

*Consiglieri Pd al Comune di Perugia