Perugia, maxi frode sui carburanti: 13 arresti e 25 milioni di euro sequestrati

Due organizzazioni, un colossale meccanismo di evasione dell’Iva e un imprenditore umbro come «terminale privilegiato», per la procura

Dan. Cib.

PERUGIA – Beccati, «a frode in corso». Prima che i responsabili, cioè, come spesso succede, potessero nascondere eventuali prove o mettere le società – che secondo la guardia di finanza venivano utilizzate per evadere l’Iva – in liquidazione. Beccati con le mani nel sacco, quindi. E questa mattina arrestati: manette ai polsi per 13 persone, di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari. I militari hanno anche posto sotto sequestro preventivo denaro, beni e quote societarie per 25 milioni di euro: l’equivalente, per la procura, di quanto sottratto all’Erario da un imprenditore umbro e da due organizzazioni che, in modo del tutto indipendente l’una dall’altra, avevano allestito la truffa.

Al centro della presunta frode – smantellata dalla guardia di finanza in sinergia con l’Agenzia dogane e monopoli di Perugia – c’era lo smercio di carburante per autotrazione. Benzina. Che una società svizzera acquistava in Slovenia e in Croazia, e che attraverso altre società cartiere, intestate a prestanomi spesso ultraottantenni, sicuramente nullatenenti e difficilmente rintracciabili, veniva fatta entrare in Italia in completa evasione dell’Iva. Il vantaggio per i destinatari ultimi del carburante era enorme: riuscivano a spuntare un prezzo più basso di quello di mercato, così da poter praticare, nelle proprie pompe di benzina, tariffe più convenienti rispetto alla concorrenza. Distorcendo evidentemente il mercato e arrecando danni ingenti agli altri operatori di mercato. A chiudere il cerchio era proprio l’imprenditore umbro, stando ancora alle ipotesi della procura, «terminale privilegiato» dell’intero meccanismo criminale.

Insieme a lui sono finite in manette persone residenti in Lombardia, nelle Marche, nel Lazio, in Campania, in Puglia, in Sicilia e infine in Svizzera. Tutte con un ruolo ben preciso nel maxi raggiro: i vertici del sistema ma anche la base, come i prestanome delle 21 cartiere che nel corso dei mesi si sono alternate per alimentare la truffa. Per il procuratore capo Luigi De Ficchy, mentre queste aumentavano il proprio debito Iva nei confronti dello Stato, senza mai assolverlo, i guadagni illeciti della compravendita di carburante venivano depositati al sicuro nei conti svizzeri dei promotori dell’organizzazione.