Pd Umbria, Barberini: «Azzerare la segreteria. E basta con i difensori dello status quo»

Luca Barberini, assessore regionale alla Salute Umbria
Luca Barberini, assessore regionale alla Salute Umbria

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | «Le dimissioni di Leonelli atto dovuto, ma ora niente trucchi. Confronto alla luce del sole. Il Pd ricominci dall’innovazione e dica no agli strateghi del rinvio»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Assessore Barberini, lei nel Pd è stato l’unico ad attaccare prima della disfatta elettorale, in una riunione di partito, il segretario regionale (lo ha chiamato: «mister non mi candido»), ora sarà soddisfatto delle sue dimissioni?
«Erano un atto dovuto. Corretto. Non ha ovviamente lui tutte le responsabilità, ma alcune sì e gravi. Ora però deve essere azzerata tutta la segreteria. Niente trucchi. Niente traghettatori sospetti, niente potenti del partito che nell’ombra tirano la volata a questo o a quello, niente biglietti in tasca, la fase precongressuale deve tornare a essere partecipata, le discussioni alla luce del sole. Le varie posizioni devono potersi scontrare, anche aspramente, altrimenti il Pd non riparte».

Luca Barberini, assessore regionale alla sanità, ha idee chiare sulla nuova fase del Pd umbro. Con l’aria del boy scout che ha perso la pazienza mena colpi di karatè.
«Un partito è destinato ad inabissarsi se è tutto intento a pensare ai percorsi, ai ruoli, alle carriere di questo o quello della propria classe dirigente, invece di occuparsi di confrontarsi e dialogare con la gente, di rendere chiari i programmi e le proposte. Si arriva a dare per scontato il consenso degli elettori, come fosse un’eredità, in un mondo dove tutto cambia, voto degli elettori compreso, a velocità impensabile fino a poco tempo fa».

Faccia capire: si è pensato più alle carriere dei singoli che alla proposta politica?
«Ma lei si rende conto come sono state fatte le liste delle candidature? Non un’assemblea che le abbia prese in considerazione, discusse e votate. I territori sono stati dimenticati e umiliati. Solo asfittiche riunioni di segreterie, direzioni che dicono e non dicono. Con la scusa che le decisioni venivano prese a Roma. Davvero le liste volevano imporcele? Bene, allora si diceva chiaramente, se ne discuteva, si resisteva, si diceva di no. E invece? Il segretario regionale era intento a dire che non si candidava in attesa di essere candidato, e una volta candidato il resto non ha avuto più alcuna importanza. Città fondamentali dell’Umbria sono state ignorate, in compenso abbiamo due eletti su 4 di Città di Castello. Uno degli eletti è lo sconfitto al voto per la segreteria provinciale di Terni. Assurdità su assurdità. Il posto per il segretario regionale doveva essere il collegio di Perugia, come mai? Così facendo si è sacrificato il sottosegretario del Governo espressione del Pd, Bocci, che aveva dedicato a quel collegio in particolare il suo lavoro e poteva rappresentare la base per un rilancio del centrosinistra verso la riconquista della città. Risultato: Leonelli ha perso il collegio considerato più blindato dell’Umbria, nel quale è ragionevole pensare che Bocci avrebbe potuto far meglio, colmando il gap. E quindi non perderlo».

Leonelli e Marini in una vecchia foto di diversi mesi fa
Leonelli e Marini in una vecchia foto di diversi mesi fa

Adesso non dirà però: la debacle è tutta colpa di Leonelli?
«No, non l’ho detto e non lo penso. Ma le responsabilità vanno sottolineate per non ripetere gli errori. Il grosso lo ha fatto l’onda nazionale del voto di protesta che si è abbattuta su tutte le regioni. Ma certo noi non abbiamo fatto argine. E ci siamo trovati qui con la Lega che ha detto le cose che gli umbri volevano sentirsi dire: più sicurezza e poi non più assistenzialismo, quindi niente M5s, ma più lavoro e meglio retribuito».

Come mai il Pd ha perso così fragorosamente qui?
«Non ha voluto affrontare a livello nazionale e locale i temi caldi veri sui quali la gente discuteva. Si è concentrata sui candidati senza mettersi invece a spiegare bene il programma. Il Pd è stato il primo a capire la voglia di cambiamento che c’era nel Paese, non solo ma è stato anche il partito che ha messo in campo idee e strumenti per il cambiamento. E poi? Se il problema è garantire un ruolo a Tizio e Caio non c’è il tempo per dire che sulla questione immigrazione è stato il governo del Pd a porre un argine agli sbarchi nel mentre si lavorava per migliori forme di integrazione. Non abbiamo trovato il tempo per dire ai nostri elettori, alle fasce deboli della società, che avremmo fatto tutto il possibile perché chi veniva da fuori non avesse privilegi rispetto a loro nelle graduatorie del welfare. Non abbiamo avuto il modo per spiegare che crediamo nel merito, sì la meritocrazia, e vogliamo applicarla nella pubblica amministrazione e nella società. Essere vicini agli imprenditori che lavorano onestamente, che rischiano e creano posti di lavoro, agli artigiani, a chi crea ricchezza per tutti con il proprio impegno. Ma, insieme a questo e diversamente da altri partiti, noi restiamo vicini agli ultimi, non vogliamo lasciare indietro nessuno. In Umbria abbiamo lavorato sulla riforma del terzo settore, sulla legge sul “Dopo di noi”, sull’autismo, sul reddito di inclusione».

Adesso come si riparte?
«Intanto, niente più attenzione rivolta a percorsi o interessi personali. Poi un no secco ai difensori dello status quo. E invece sì a innovazione, innovazione e ancora innovazione. Basta frenatori del cambiamento, basta vecchie pratiche, basta professionisti del rinvio. Ecco la mia esperienza per dire che non parlo di cose vaghe: sono rientrato in giunta regionale sulla base di un impegno al cambiamento. Il risultato? Tutti d’accordo sull’obiettivo ma si differisce, si rinvia, si ritarda, senza una ragione. E invece essere tempestivi è fondamentale. Sull’innovazione partiamo bene e poi arriviamo in ritardo, non siamo veloci come questi nostri tempi impongono».

E del Pd umbro che ne sarà?
«Come ho detto, niente giochi, dimissioni della segreteria vere, poi un percorso trasparente verso il congresso. Litighiamo se è necessario, ma confrontiamoci alla luce del sole. Vedo un futuro per il Pd che si ricostruisce e che dialoga con altre forze sociali, che si apre a una coalizione plurale vera, che guarda verso i mondi che gli sono vicini. Penso a un confronto con la realtà del civismo, le liste civiche. Ma il dialogo deve partire da subito. Penso non a chiudersi ma ad allargarsi. Questa è la strada».