I dati elaborati dal settore datajournalism “social” di Mediacom043. Le regioni e il segretario di partito che ha perso di più. E no, non è Renzi

(riceviamo e pubblichiamo)
di Mediacom043

PERUGIA – Indagine del settore datajournalism ‘social’ di Mediacom043, diretto da Giuseppe Castellini, sull’andamento del Pd a livello nazionale, nelle circoscrizioni e nelle singole regioni. Perso il 28,8% dei voti in cinque anni (-2,486 milioni di voti), il 49,1% (-5,932 milioni) in dieci. Ecco dove il crollo è stato più forte e dove più contenuto.
Emerge una tendenza strutturale e non congiunturale alla flessione.
Quanto ai segretari, Bersani perse più voti (-39,8%) di quelli persi da Renzi (-28,8%).
Dalle due realtà in cui si è votato anche per le regionali non emergono grandi cambiamenti rispetto al voto per le politiche
I dati sono stati elaborati in base a quelli ufficiali forniti dal ministero dell’Interno.

L’indagine

Introduzione
Sardegna (-44,8%), Abruzzo (-40,2%), Campania (-39,3%), Molise (-37,6%), Basilicata (-36,4%) e Sicilia (-35,3%). Sono le regioni, in cui, in termini percentuali, il Pd nelle elezioni politiche di domenica scorsa ha perso più voti rispetto alle precedenti politiche del 2013. A livello nazionale, in valore assoluto il Pd accusa una contrazione di quasi due milioni e mezzo di voti, scendendo del 28,8% rispetto al 2013. A livello di circoscrizioni territoriali, a parte il crollo nel Mezzogiorno (-36,4%), da segnalare anche il 28,5% accusato nel Centro e nel Nordest, mentre il risultato nel Nordovest, pure se molto pesante (-21,9%), è meno disastroso.
In dieci anni, poi, tra le elezioni politiche del 2008 e quelle del 2018, il Pd ha perso quasi la metà dei voti, passando da 12,09 milioni circa a 6,159 milioni, con una contrazione del 49,1% (-5.932.874).
Sono i principali risultati dell’elaborazione dei dati forniti dal ministero dell’Interno effettuata dal settore datajournalism ‘social’ di Mediacom043 (sono allegate due tabelle). Da adesso, infatti, visto l’apprezzamento per i rapporti economici di Mediacom043, il settore datajournalism dell’agenzia viene divisi in due rami. Il primo resta quello del datajournalism economico, l’altro debutta nel settore del datajournalism sociale. Entrambi i settori sono affidati alla direzione di Giuseppe Castellini. Inoltre, è stato deciso che, dopo la sperimentazione in Umbria, Mediacom043 effettuerà un maggior numero di indagini sia a livello interregionale, sia nazionale.

Confronti voti Pd tra le elezioni politiche del 2013 e quelle del 2018 (tabella 1)

Tabella 1 - Dati ministero dell'Interno elaborati da Mediacom043
Tabella 1 – Dati ministero dell’Interno elaborati da Mediacom043

L’andamento generale e nelle singole regioni tra il 2013 e il 2018
Come si può osservare nella tabella 1, a livello nazionale (esclusa la Valle d’Aosta) il Pd ha perso 2,49 milioni di voti tra le elezioni politiche del 2013 – quelle in cui era segretario Bersani – e del 2018 – quelle in cui era segretario Renzi – La variazione percentuale è -28,8%.
Le regioni in cui il Pd ha perso meno sono Trentino Alto Adige (-19,3%), Lombardia (-19,6%), Piemonte (-22,2%) e Toscana (-23,9%). Quelle in cui ha perso di più sono Sardegna (-44,8%), Abruzzo (-40,2%), Campania (-39,3%), Molise (-37,6%), Basilicata (-36,4%), Calabria (-35,8%) e Sicilia (-35,3%). Nel Mezzogiorno la regione che ha lasciato sul campo meno consensi è la Puglia (-26,7%).
Nel Centro, come visto, la minore emorragia viene registrata in Toscana. Seguono Umbria (-24,8%, che significa 41mila 870 voti), Marche (26,3%) e Lazio (-34,2%).
Tra le regioni del Nord, quella che fa peggio è la Liguria (-34,4%).

L’andamento 2018/2013 nelle circoscrizioni territoriali
Il calo maggiore è quello che si rileva nel Mezzogiorno (-36,4%), dove il Pd lascia sul campo 825mila 670 voti. All’interno del Mezzogiorno, ancora più marcata è la flessione nelle Isole (-38,5%), mentre nelle regioni del Sud continentale il calo è del 35,5%. Il risultato meno pesante lo presenta il Nord-Ovest (-21,9%), mentre Nord-Est e Centro marcano entrambe un arretramento del 28,5%.
Da notare che, se nel 2013 il Centro era la circoscrizione in cui il Pd otteneva più voti, nel 2018 passa al secondo posto, perdendo 601mila 167 voti e venendo così superata dal Nord-Est, che perde 540mila 719 consensi.

Confronti voti Pd tra le elezioni politiche del 2018 e quelle del 2008 (tabella 2)

Tabella 2 - Dati ministero dell'Interno elaborati da Mediacom043
Tabella 2 – Dati ministero dell’Interno elaborati da Mediacom043

L’andamento generale e nelle singole regioni nel decennio 2018/2008

Il crollo del Pd appare ancora più grave se si confrontano i risultati delle elezioni del 2008 (allora il partito era stato appena fondato, si presentava per la prima volta alle elezioni politiche e il segretario era Walter Veltroni) con quelli del 2018. Nel suo primo decennio di vita, infatti, il Pd ha praticamente dimezzato i consesi, passando da 12,092 a 6,16 milioni di voti, perdendo quindi 5,932 milioni di consensi (-49,1%).
La situazione a livello di singole regioni ricalca un po’ in termini di graduatoria quella del confronto precedente, ma con qualche cambiamento di posizione. Ad esempio, peggiorano la loro posizione il Trentino Alto Adige (dal primo al quinto posto), l’Umbria (dal sesto all’ottavo), la Puglia (dall’ottavo al quindicesimo), mentre la migliorano il Veneto (dal quinto al terzo) e l’Emilia Romagna (dal decimo all’ottavo).
Il Molise, che risulta la regione che ha perso meno voti (-25%) tra le elezioni del 2008 e quelle del 2018, in realtà non fa testo perché nel 2008 il Pd prese molti meno consensi del solito perché in quella regione era candidato per l’Italia dei Valori il suo segretario nazionale, e molisano, Antonio Di Pietro, l’ex pm di Mani pulite, che attrasse molti consensi anche del Pd, partito con il quale peraltro l’Italia dei valori si presentava alleato.
Fatta eccezione per il Molise, le regioni nel decennio 2008/2018 i dem hanno accusato la flessione minore sono la Lombardia (-31,7%) Il Veneto (41,3%), la Toscana (-43%), il Piemonte (-43,4%) e il Trentino Alto Adige (-45,9%).
Le regioni con la flessione maggiore sono tutte al Sud, nessuna esclusa: Sardegna (-63,6%, il che significa che al Pd è rimasto solo il 26,4% dei voti che aveva nel 2008), Abruzzo (-62,1%), Basilicata (-61,5%), Calabria (-61,2%), Puglia (-59,6%), Campania (-59,3%) e Sicilia (-57,7%).
Nel Centro, l’andamento meno pesante in Toscana (-43%), quindi Umbria (-47,9%), Marche (-53,3%) e Lazio (-56,2%).

L’andamento 2018/2008 nelle circoscrizioni territoriali

Anche nel decennio l’arretramento più grave è nel Mezzogiorno (-59,6%), ma questa volta l’andamento di Isole (-59,7%) e Sud continentale (-59,6%) è praticamente uguale La sconfitta meno pesante è nel Nord-Ovest (-38,1%), mentre nel decennio – a differenza del confronto 2018/2013 – il risultato del Centro (-50,5%) è peggiore di quello del Nord-Est (-45,4%).

Alcune brevi valutazioni

«Il declino del Pd – rileva il direttore del settore datajournalist ‘social’ di Mediacom043, Giuseppe Castellini – appare strutturale, e non contingente, se si guarda al decennio 2008/2018. Non si può definire in altro modo una perdita di voti pari al 49,1%. Quanto al confronto tra i risultati delle segreterie Renzi e Bersani, quella di Bersani registra la performance migliore: nel 2013, rispetto al 2008, il Pd perse infatti il 39,8% dei voti (da 12,092 a 8,646 milioni, 3,446 milioni), mentre con Renzi ha perso il 28,8% (-2,486 milioni) confrontando i risultati del 2013 con quelli del 2018. Con Bersani il Pd ottenne molti seggi in più grazie al sistema elettorale di allora, il Porcellum, maggioritario fino all’inverosimile, tanto che è stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta».
Inoltre, «il risultato pesantissimo del Pd nel Mezzogiorno, sia nel 2013 che nel 2018, unitamente alla crescita esponenziale del Movimento Cinque Stelle, riporta drammaticamente in primo piano la questione meridionale. Il che appare del tutto comprensibile, se si pensa che dai primi anni Novanta ha dettato legge solo la questione settentrionale, mentre il Sud è stato sistematicamente ignorato e la questione meridionale, questione storica dell’Italia, seppellita. Ma i morti, quando non sono tali, risorgono dalla morte apparente. E sono risorti, cambiando drasticamente gli equilibri politici del Paese e costringendo così a guardare al Sud. Ignorare questa parte del Paese rischia di far saltare il banco del Paese intero».
«Infine – continua Castellini – se si confrontano i risultati del Pd nelle due realtà dove si è votato anche per le elezioni regionali, Lombardia e Lazio, non si notano scostamenti di grande rilevanza rispetto alle elezioni politiche. Nel Lazio il Pd alle regionali è un po’ sotto il risultato delle politiche, ma se si considera la Lista Zingaretti (dove certamente una parte dei voti avrebbe preso la strada del Pd senza la presenza di questa lista) si può considerare un po’ sopra il dato delle elezioni politiche. In Lombardia il Pd resta invece sotto il dato delle politiche anche se ai voti dem ai aggiungono quelli della Lista Gori. Ma, tenendo conto dei normali spostamenti tra un tipo di elezione e un’altra, non si tratta di variazioni particolarmente rilevanti».