POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La direzione accetta le dimissioni del segretario umbro con una battuta canora di Presciutti. E subito riparte il risiko-rimpasto in Regione: trema Bartolini

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il segretario regionale Pd, Giacomo Leonelli, non accetta la parte di Capitan Findus. Non si lascia congelare alla guida del partito umbro. Dando un duplice segnale. Primo: volendo, poteva facilmente evitare anche la sua candidatura, visto che Roma non è in grado di imporre le proprie decisioni agli organi regionali. Basta dire di no. Due: il risiko del rimpasto in giunta regionale (i rumors lo davano possibile cambio del tecnico Bartolini) può ora ripartire con le comprensibili ansie degli assessori risikabili e relative potenziali tensioni nel governo regionale.

Il segretario se ne è andato con il sindaco di Gualdo Tadino, Presciutti, che citando Jovanotti gli cantava: «Sei (invece di “sono” dell’originale, ndr) un ragazzo fortunato…». Giù il sipario.
Tutta qui l’attesa direzione regionale del partito che si è conclusa a tarda ora, con ampia partecipazione l’altra sera? Praticamente sì, il dibattito vero e proprio è rinviato a martedì prossimo e nel primo round si sono avuti solo accenni di stoccate e piccole schermaglie. A meno che non si voglia considerare una notizia che il partito è stato affidato ai reggenti, i quali sono i segretari provinciali Miccioni e Silveri, il capogruppo in Regione, Chiacchieroni, e il tesoriere (è l’unico che non può sottrarsi per legge alle proprie responsabilità) Tosti.

Per il resto la direzione era a porte chiuse, bisogna fidarsi di chi riferisce. La lunga relazione del segretario Leonelli avrebbe puntato sulla necessità del partito di ricominciare da cose concrete: le liste d’attesa (tra le meno lunghe d’Italia, a meno che sotto non si celi un attacco alla presidente Marini che sostiene che la sanità umbra è riferimento e benchmark per tutte le regioni), i trasporti (vorrà dire che ha sbagliato la giunta Marini ad affidare l’intero trasporto pubblico di queste parti alle Ferrovie dello Stato di Mazzoncini?),
buona occupazione (sarà mica un attacco frontale al Jobs act di Renzi)?
Altri riferiscono che di fronte alla numerosa platea – le elette Ascani e Ginetti dimesse ma solo in senso estetico, Grimani sfuggente, etereo, Verini in versione pasionario assente, e poi in ultima fila, in fondo alla sala, come gli studenti “sgaggi” della classe alla gita scolastica, Barberini, Brega e Giulietti – Leonelli abbia anche fatto presente che la colpa non era la sua perché l’irreversibile trend nazionale non era arginabile. E ancora: che gli errori li hanno fatti coloro che hanno polemizzato con lui. Infine: che comunque quello del Pd umbro, facendo i raffronti tra regioni, è il miglior terzo risultato d’Italia.

La linea del day after quindi non cambia. L’autocritica? Come si scrive nelle analisi ospedaliere: presente solo in tracce. La riflessione di respiro internazionale sulle elezioni, rifatta anche in direzione Pd, della
presidente Marini non lascia ombra di dubbio: siamo di fronte a un trend planetario anti-sinistra, non ci potevamo fare niente. Il problema è se avesse, anche solo un po’, ragione il sociologo Luca Ricolfi: la sinistra – sostiene lui – viene ormai votata solo dai ricchi con i rimorsi di coscienza, i «ricchi penitenti». Quanti ce ne sono in Umbria?