un contributo de “Il tarlo”

Fra qualche giorno sarà di nuovo l’otto marzo e sarà inevitabile fare i conti con l’universo delle posizioni individuali e collettive sull’argomento, io mi sono sempre limitata ad ascoltare e ad osservare anche perché temo che aggiungere altro possa essere veramente difficile.

Ogni anno però mi dà molto da pensare il fatto che spesso proprio le donne si esprimano in maniera critica, scettica ed a volte derisoria per la celebrazione della giornata mondiale della donna. Mi accorgo che disapprovo il fatto che per alcune possa essere l’occasione per andare a gustarsi lo spogliarello maschile o per andare a cena con le amiche ripromettendosi di tirar tardi.

Mi colgo ad immaginare ciò che prova chi sente di essere l’altra metà del cielo solo un giorno su trecentosessantacinque, i comportamenti anche lì sono tra i più vari… dal regalo della mimosa alla propria donna alla presa in giro dell’universo femminile, tanto per rimanere in esercizio.

Perché tutto questo mi dà così fastidio che vorrei quasi non ci fosse questa giornata? Eppure sono certa che le ricorrenze sono importanti; celebrarle rappresenta un grande segno di civiltà, mette in moto elaborazioni mentali importanti, ci consente di non dimenticare e, in un mondo globale, ci dà la possibilità di definire il contesto nel quale viviamo.

L’autore del “Piccolo principe” mi ha insegnato che “gli occhi sono ciechi”, che “bisogna cercare con il cuore”, così facendo mi sono accorta che il mio disagio è stato quasi sempre determinato da altre donne. Ricordo di aver letto, a proposito del rapporto fra donne nelle famiglie patriarcali, che il loro impegno a farsi la guerra per il potere in casa le distoglieva da altre forme di competizione.

Forse tra le opportunità che ci sono mancate c’è stata quella di sperimentare la solidarietà di genere, forse per farlo dovevamo ogni tanto lasciare i nostri uomini nelle caverne ed andarci noi, in gruppo, a caccia, a pesca o in guerra (qua ci vorrebbe qualche emoticon che ride), ma è così, noi donne raramente siamo solidali, anche quando occupiamo posizioni di potere siamo gratificate da chi ci considera “dotate di attributi” ed assumiamo preferibilmente comportamenti maschili. Consideriamo le madri che lavorano come coloro che hanno voluto concedersi un lusso e, conseguentemente devono vedersela da sole, senza pretendere di essere aiutate e, naturalmente, senza ridurre il rendimento.

Diamo un’importanza esasperata all’immagine e proviamo fastidio per le colleghe che non hanno il tempo di pensarci, o ritengono di non doverlo fare. In proposito c’è chi sostiene, secondo me a ragione, che noi donne più che dall’attrazione che esercitiamo sugli uomini siamo gratificate dall’invidia che suscitiamo nelle altre donne.

Questo è il contesto nel quale le giovani professioniste di oggi scelgono spesso di non essere madri ed è il contesto nel quale in tutti gli ambienti di lavoro ci sono donne, ma non per questo possiamo parlare di cambiamenti significativi, anzi…

Spesso mi chiedo, ad esempio, perché se mi sottopongo ad una visita medica è molto più facile che trovi gentilezza da parte di un uomo.

Vorrei quest’anno pensare che tutte le splendide donne che conosco riescano ad imprimere prima o poi una direzione non di parità rispetto all’uomo, ma di miglioramento del contesto insieme all’uomo.

Nel frattempo… considerata la strada da fare in salita, anche per la mia giovane figlia, mi godo la crescita dei miei nipoti…maschi!