«Ho strangolato mia madre». Confessa l’omicida di via delle Ghiande

C’è anche il movente economico tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti

di Dan. Cib.

PERUGIA – Ofelia Tiburi e il suo presunto assassino, il figlio, che ha già confessato l’omicidio e che gli inquirenti stanno ascoltando in queste ore hanno arrestato in flagranza per omicidio volontario, vivevano in due appartamenti nello stesso palazzo di via delle Ghiande, al numero 88. A separarli una rampa di scale, venti anni precisi (79enne la madre, 59enne il figlio) e due vite, e due caratteri estremamente diversi a sentire gli abitanti della via. Attivissima nel quartiere lei, che pochi mesi fa era rimasta vedova, e che tutti i giorni portava le uova delle sue galline ai vicini. Decisamente più schivo e riservato lui, che «in giro non si vede mai», raccontano gli stessi residenti. Luciano Naticchi avrebbe ucciso la madre strangolandola, per poi chiamare il 112 e autodenunciarsi.

Difficile spiegare – se le indagini dei carabinieri confermeranno il racconto dell’uomo – i motivi di un gesto tanto efferato e drammatico. Che affonderebbe le radici in una situazione familiare complessa, nel lavoro che non c’è, in una condizione psicologica, quella di Naticchi, di per sé incerta e, pare, resa di recente ancor più fragile dalla separazione dalla moglie, con cui comunque conviveva: sulla buca delle lettere, fuori dal palazzo a Montelaguardia, oltre ai nomi di marito e moglie, anche quello dei due figli, ormai grandi, della coppia.

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Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella del movente economico. Magari una richiesta di denaro da parte dell’uomo non assecondata dalla donna. Magari una discussione di troppo, e troppo accesa, riguardo l’eredità lasciata dal padre, deceduto lo scorso anno. Quando i militari hanno raggiunto il presunto assassino, questo gli si è consegnato spontaneamente senza opporre resistenza: cappuccio della giacca tirato su, sguardo a terra, perso nel vuoto.