Frode al fisco per oltre 1.300.000 euro: l’incredibile scoperta delle fiamme gialle di Terni

Guardia di finanza. Repertorio
Guardia di finanza. Repertorio

Scatta l’operazione “Phone light”, nei guai due ternani e un campano. Sequestrati immobili, automobili e conti correnti milionari

TERNI – Facevano i furbi, ma fiamme gialle e Agenzia delle dogane sono state più furbe di loro. Il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Terni ha scoperto un’azienda, gestita proprio da due ternani e da un campano, capace di evadere, nel corso del tempo, qualcosa come 1.300.000 euro di Iva.

Il sistema era rozzo ma efficace: la società acquistava smartphone di ultima generazione da Paesi comunitari, in sospensione d’imposta, rivendendoli sul mercato nazionale a prezzi assolutamente concorrenziali, “dimenticando” poi di presentare le previste dichiarazioni sull’Imposta a valore aggiunto. Gli investigatori hanno scoperto la frode – nell’ambito dell’operazione denominata “Phone light” – analizzando documenti contabili e svolgendo attività di riscontro in Umbria, Lazio, Campania e Liguria. E per i tre è scattato il deferimento alla procura della Repubblica per il reato di omessa presentazione della dichiarazione ai fini Iva.

Non solo. Su richiesta del procuratore, Alberto Liguori, il gip di Terni ha disposto il sequestro preventivo di beni finalizzato alla confisca «per equivalente» per un importo di 1.342.587 euro, al fine di assicurare il reale recupero dell’imposta evasa. Sequestrati quindi, ai tre uomini, numerosi conti correnti bancari, tre autovetture, tre appartamenti con relative pertinenze, quote sociali e quote di partecipazione in fondi d’investimento.

La base normativa

Il sequestro, disposto dal G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica di Terni, è stato reso possibile dall’applicazione della norma che, introdotta con la Legge Finanziaria per il 2008 (Legge nr. 244/2007), estende l’istituto della confisca per equivalente anche ai reati tributari. Da ultimo il D.Lgs. 158/2015 riguardante la riforma del sistema sanzionatorio tributario ha introdotto il nuovo art. 12-bis del D.Lgs.74/2000, che prevede la possibilità di disporre provvedimenti cautelari nel caso di reati tributari in funzione della successiva confisca obbligatoria dell’imposta evasa. Tale strumento consente di aggredire i beni di cui il contribuente abbia la disponibilità, diretta o mediata, per un valore corrispondente all’imposta evasa, nei casi in cui non si possa procedere alla confisca dei beni che costituiscono il diretto profitto del reato tributario.

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, attualmente previsto per tutti i reati tributari è, quindi, un provvedimento di natura prettamente sanzionatoria – adottato dall’Autorità Giudiziaria in ragione della commissione di un reato – che non pregiudica l’attività amministrativa di recupero del tributo evaso e di irrogazione delle connesse sanzioni.