È la Lega a trascinare gli alleati. Il Pd perde tutte le sfide nei collegi. E il Movimento? Alle stelle: è il primo partito per numero di voti

di Daniele Cibruscola

UMBRIA – Il giorno dopo – dopo le elezioni e dopo uno scrutinio non sorprendentemente lungo e sanguinoso – l’Umbria si è risvegliata con la certezza di aver svoltato, a destra. Crolla ovunque il Pd. Frana. Nei seggi, nei Comuni, nei collegi. In parlamento soprattutto: in Umbria come nel resto d’Italia, a dispetto di quanto più volte ribadito da Renzi le scorse settimane («Con questa legge elettorale possiamo essere il primo gruppo parlamentare»), neppure il Rosatellum ha fatto da cuscino. Il tonfo stavolta è grosso, e rovinoso.

Nella ormai espugnata roccaforte rossa Umbria il partito più rappresentativo della sinistra perde tutte le battaglie nei collegi uninominali. Dove la coalizione di centrodestra, trascinata da una Lega più viva e verde che mai, fa (lei sì) en plein. Mentre il Movimento 5 stelle, che al proporzionale mette insieme tutte le preferenze che può, è il partito più votato da Calvi a San Giustino.

I dati di Camera e Senato
La mappa dell’affluenza

E allora. Al Senato, collegio Umbria1, l’ex consigliere regionale Zaffini annienta Giulietti e si va a prendere uno scranno. Nel collegio Umbria2 è la leghista e salviniana Tesei a spuntarla, con la Mignozzetti addirittura terza, dietro a Moroni del Movimento 5 stelle. Alla Camera l’uomo forte di Renzi sul territorio, il segretario regionale Leonelli, è rimasto in partita fino all’ultimo – e in tutta la regione è l’unico a esserci riuscito, conti alla mano – ma alla fine cede il passo a Prisco nel collegio Perugia-Trasimeno. Stessa fine del sottosegretario all’Interno, Bocci: letteralmente stracciato, annientato dal giovane leghista Marchetti al “first past the post” di Foligno.

Ma a fornire la misura più chiara del dramma dem è il risultato dell’ex ministro del Lavoro, Damiano, paracadutato da Roma nel collegio ternano e uscito con le ossa fracassate dall’impatto col territorio. A lui gli elettori hanno preferito (e di parecchio) il forzista (umbro) Nevi.