POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Un brindisi alle larghe intese non basterà. La richiesta di cambiamento in Umbria: 70mila voti usciti dal Pd e tanti passati direttamente alla Lega. E il movimento dei sindaci sbaglia analisi e obiettivi

di Marco Brunacci

PERUGIA – Dalla flat tax alla flute tax? Dalla richiesta di rottura con le passate politiche economiche del Governo a un brindisi più o meno convinto, un tintinnare di flute, per un Governo di intese larghe ma di nessuna novità, con la concreta possibilità che si finisca per votare qualche balzello in più per la necessità di sopravvivere?

Ecco il rischio che si avverte nel giorno del grande richiamo al senso di responsabilità da parte del presidente Mattarella per superare gli egoismi di partiti e movimenti usciti dalle ultime elezioni senza vincitore e mettere insieme un governo. Tutto pur di fare un governo è giusto, ma i segnali netti di richiesta di rinnovamento della politica, arrivati dagli elettori, non possono essere accantonati. Toccherà agli schieramenti che hanno ottenuto il massimo dei consensi (il centrodestra nel suo insieme e M5s) indicare
quali sono le novità alle quali non possono rinunciare e procedere a una mediazione. Se un Governo con l’apporto di tutti (o quasi) farà fuori gli elementi di innovazione, l’operazione rischia di suonare solo come un tradimento della volontà degli elettori e, se percepita così, ragionevolmente non riuscirà a raggiungere nessuno degli obiettivi che si pone.

L’Umbria è un caso esemplare nella richiesta di rinnovamento, non semplicemente volti nuovi, o più o meno sciagurate rottamazioni, ma ricette diverse da quelle finora applicate. Gli elettori umbri – ha spiegato il professor Bruno Bracalente, studioso di flussi elettorali oltre che ex presidente della giunta regionale – hanno lasciato in blocco il Pd. Oltre settantamila voti hanno cambiato strada. Ma quello che impressiona è il transito diretto dei consensi dal Pd alla Lega. Voti operai e artigiani, di piccoli imprenditori, di tessuto produttivo. Tutti convinti che il nuovo motore di sviluppo sarò targato Lega. Questi voti ben difficilmente torneranno indietro, qui siamo di fronte a qualcosa di più di un voto di protesta.

Ultima notazione a proposito di protesta. C’è stata una riunione di sindaci Pd domenica scorsa, con interventi di diversi esponenti, a vario titolo, del mondo crollato nella terra dell’ex grande gigante rosso. La rivolta contro i capicorrente, che sarebbero il problema del Pd umbro, ha un risvolto umoristico, essendo noto che il Pd, città per città, vive di scontri interni, che spesso sfociano in autentiche faide familiari, senza bisogno di dividersi in correnti regionali o nazionali. La novità è che fino a ieri i vari nanoleader
consideravano gli elettori un’eredità che spettava loro. Adesso gli elettori si sono stancati di mantenere i giovani rampolli dell’aristocrazia rossa di periferia. E il centrodestra ha fatto già importanti raccolti di consensi, conquistando governi di città e cittadine umbre. Ora, se ripassa l’angelo sterminatore Matteo Salvini, c’è il caso che dopo Spoleto, cada Terni e poi perfino la blindatissima Umbertide (metteranno il carroccio al posto della falce sul simbolo dello storico Molino popolare?). E quindi la Regione.

Quindi, analisi superficiale, autocritica assente, ma soprattutto nessuna ricetta per ricominciare se non quella – tenera nella sua disarmante semplicità – di ascoltare la gente, il popolo. E dopo diventare anche populisti? (Ps. Prossimo appuntamento del movimento dei sindaci a fine settimana).