Arriva il partito di Renzi? Ecco come si divide il Pd umbro

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Tre su quattro dei parlamentari, larga maggioranza in Regione con gli orfiniani (Marini) e tanti quadri. Ma tra ortodossi e filo-macroniani Bocci sarà la sorpresa?

di Marco Brunacci

UMBRIA – Al netto delle possibili fake news, le indiscrezioni, i rumors, le voci di ogni genere sono tali e tante e di buona fonte che un discorso bisogna farlo. Il partito di Renzi, di cui si narra da un paio di anni almeno ma che adesso sembra sempre più vicino alla meta, spaccherebbe il Pd ma soprattutto renderebbe di nuovo fluida e contendibile una vasta area politica. E, visto che l’elettorato italiano è mobile qual piuma al vento, magari rimescola le carte in un Paese che ha così poco piacere di essere governato. Il nostro tema allora è questo: cosa succederebbe in Umbria se la prossima settimana o l’altra ancora parte il PdR, partito di Renzi o come si chiamerà? Numeri alla mano, un altro cataclisma dopo quello del voto.

Seguiteci nel percorso: tre dei parlamentari eletti su 4 vanno con i renziani senza passare dal via. Ginetti neanche si discute, la prossimità con Renzi si somma a quella con Cucinelli, l’industriale dai tanti successi che sarà la tessera numero 1 o 2 al massimo se il nuovo parto politico avviene. Non un attimo ci penserà il secondo senatore, Grimani, messo in lista con le picche e con le spade renziane, contro il partito ternano. C’è qualcuno che può dubitare del renzismo dell’Ascani? Così l’unico contro è Walter Verini che, con il suo leader Veltroni, reclama più sinistra e – onore al merito – non da ora dice che Renzi è una sciagura per il Pd nel modo in cui l’avevano pensato lui e Veltroni.

Ora i Comuni. Sono così pochi i sindaci rimasti al Pd, uno in default (Di Girolamo), l’altro in scadenza (Mismetti), uno leonelliano come appena sceso dalle montagne russe (Pensi), un paio cerei e ancora sotto choc (Presciutti), altri due scossi come i cavalli del Palio, uno funereo già di suo (De Rebotti) che è inutile provare a fare la conta. Il loro principale impegno è restare vivi e in sella. Ma anche qui divisioni laceranti.

Arriviamo alla Regione. Pronti a salire sull’ottovolante? Come fa Leonelli, con tutto quello che ha fatto per lui, a non consegnarsi a Renzi? Come fa Guasticchi, renziano della primissima ora, a non andare? E l’entusiasta Paparelli? Il blocco degli orfiniani duri e puri, ex giovani turchi, potrebbe avere un sussulto e uno scarto come i cavalli dell’equitazione davanti all’ostacolo, ma Orfini, sempre seguendo rumors e indiscrezioni, è convinto a seguire Renzi fino in fondo. E questo significa Marini e con la Marini la Casciari nello stesso pacco, poi Giulietti, Bartolini, forse Smacchi. Non subito la Porzi, che su questo tema almeno dovrebbe fare un atto di sudditanza esagerato nei confronti della presidente della giunta regionale. Fondati dubbi invece sulla Cecchini che come Chiacchieroni ha una formazione più da Comintern. Ma non è detta.

Restano Bocci e i bocciani, Porzi inclusa. Barberini è carico come un tric trac e pensa a scardinare questo clima interno da “teniamoci stretti quel po’ che ci rimane” per strologare su schieramenti nazionali, il leader maximo invece tace come di solito i vulcani prima dell’eruzione. Tra rimanere con gli ortodossi e passare con i filo-macroniani ci attendono altre sorprese?