Un’elezione al giorno toglie la disoccupazione di torno

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La Regione ne assume 94 e ne regolarizza 44, mentre la sanità ne ha 350 in via di regolarizzazione. Ma il colpo vero è all’Università: tornano 60 impiegati usciti un paio di anni fa

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sarà mica che bisogna inventare un nuovo proverbio? C’è il caso che un’elezione al giorno tolga la disoccupazione di torno? Facendo i conti: 44 sono i precari che in questi giorni vengono sistemati dalla Regione Umbria e l’iter è già cominciato, 350 sono quelli che dovrebbe, entro un qualche mese, regolarizzare la sanità umbra a vari livelli, più ce n’è un’altra manciata che dovrebbe girare tra Aur e Agenzie simili. Congratulazioni a chi ha avuto la fortuna di vedere applicato il decreto governativo. Con fondi che evidentemente sono stati trovati, nonostante l’imponenza del debito pubblico del nostro Paese. Che poi, per puro caso, tutto questo capiti sotto elezioni non rovina la festa a chi ha avuto la sacrosanta regolarizzazione.

Aggiungiamo: la Regione Umbria ha avuto modo di iniziare in questi giorni le procedure per assumere 94 persone al termine di un concorsone che ha riguardato 32mila pretendenti, ridotti a colpi di sciabola dall’assessore Bartolini ai 500 che hanno potuto concorrere. Qui si tratta di fondi europei, assumiamo e godiamo.
Ma sempre in queste ore è filtrata un’altra indiscrezione attinente: sono 60 i precari che sistemerà l’Università di Perugia. Si tratta di amministrativi che da un paio di anni non prestano più servizio. Sante elezioni. Santo decreto governativo, santi fondi europei, santo tutto quel che volete a patto che chi di dovere abbia fatto bene i conti e si sia assicurato che queste spese siano sostenibili per la pubblica amministrazione.
E allora di nuovo: il fatto che tutto capiti la settimana delle elezioni, alla fine, è solo una nota a margine nella cronaca di giornata, ci mancherebbe. Ma è quello che succede dopo le elezioni che deve preoccupare. Si ricorda che il lavoro, in questo momento, è la principale emergenza. Ma si ricorda anche a tutti coloro che hanno – a ogni livello – capacità di spesa pubblica, che la spesa pubblica medesima si finanzia con le tasse dei cittadini o con tagli ai servizi che penalizzano le fasce più deboli della popolazione.
Che ci sia bisogno di altri 60 amministrativi all’Università non è francamente facile da sostenere, che la Regione necessiti – con il mare magnum di dipendenti delle Province nel limbo di una riforma senza capo né coda – di altri 150 dipendenti, beh, potrebbe perfino far incupire qualche cittadino che si sente escluso da questa festa a sorpresa della pubblica occupazione.