POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Anche in Umbria carenze sui sistemi per evitare che gli scambi ghiaccino e i collegamenti vadano in tilt. Batticuore per un nuovo giorno nella mani di Ferrovie dello Stato

di Marco Brunacci

PERUGIA – Treni sotto la neve ovvero ma dove vai se la scaldiglia non ce l’hai. Attenzione non è una battuta: una signorina che pensava di raggiungere Milano da Perugia – con questo dimostrando già di avere una fede salda nel pubblico servizio – baldanzosa ha disceso le strade ghiacciate dall’acropoli fino a Fontivegge e si è sentita rispondere che causa scaldiglie non funzionanti o malfunzionanti o assenti o comunque troppo poche, c’erano enormi ritardi. Che era meglio lasciar perdere.

I treni sono, lo abbiamo detto, insieme al sale, la vera emergenza di questa stagione fredda che di speciale ha poco o niente per l’Umbria e poco poco per Roma e Napoli. Perché di solito sotto la neve il treno campa, anzi ci sono Stati nel mondo – sì, è possibile – che invitano la popolazione a usare i treni quando la neve e il ghiaccio rendono insidiosa la circolazione automobilistica. Chissà se i treni-proiettile giapponesi fanno cilecca per dieci centimetri di neve? Ma di sicuro in Scandinavia o in Canada i convogli non si fermano neanche se si presenta al macchinista Frozen in persona con tutti i suoi pupazzi.
In Umbria questa eventualità – tanto più adesso che la piccola Shinkansen della Ferrovia centrale umbra è ferma per lavori e solo il Signore sa quando tornerà a vedere una nuova alba – non esiste. L’isolamento ferroviario è una caratteristica della regione, si insegna a scuola con l’orografia e la presenza dell’area umida del Trasimeno. A forza di ripetere che esiste, verrà tutelato con una dop al pari dello zafferano di Cascia. Ma il tempo del gelo e della neve non sembra finito e le Ferrovie dello Stato, titolari dei treni, potranno oggi
smentire i lividi censori delle inefficienze su rotaia. Tutti con gli occhi puntati alle scaldiglie, come ovvio. Si sa per altro che a livello regionale si decide quando questi che sono – come ormai tutti dovrebbero sapere – sistemi per evitare che si ghiacciano gli scambi dei binari, si attivano a una temperatura decisa su base regionale. Speriamo che un umbro parsimonioso non abbia scritto sul termostato meno 20 sotto zero. E speriamo che le scaldiglie ci siano in più del 50% degli scambi (che è la percentuale di quelle rilevate intorno
alla stazione Termini a Roma).

Per altro la Regione Umbria alle Ferrovie dello Stato si è votata più che a un santo del calendario. Qualunque cosa si muova come servizio pubblico, da queste parti, è Fs o Busitalia. E la Fcu conta di rinascere con un superinvestimento (naturalmente pubblico) tutto affidato a competenza e abilità dei
tecnici delle Ferrovie dello Stato, competenza e abilità che sarà sicuramente superiore rispetto alla capacità di contare le scaldiglie.
Il regime praticamente di monopolio in cui possono di fatto agire, per le scelte dei governi locali, in Umbria Fs ed emanazioni inducono gli umbri a essere comunque fiduciosi. Il trasporto pubblico locale è largamente nelle loro mani e oggi è il momento di riscattarsi. E i cittadini umbri che si alzano dal letto con l’ambizione di essere trasportati dal treno, preferendolo all’auto, come si fa abitualmente quando c’è neve e ghiaccio in tante parti del mondo, potrebbero decidere di essere anche un po’ più collaborativi. Che dite: è un’idea portare una scaldiglia da casa, così, per ogni evenienza?