Sale e treni, la via umbra all’emergenza maltempo

Lo spargimento di sale su corso Vannucci (foto di Pasquale Punzi)
Lo spargimento di sale su corso Vannucci (foto di Pasquale Punzi)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I guai arrivano con il dopo-neve. Il ghiaccio dà scacco ai sindaci e l’isolamento ferroviario della regione fa rimpiangere anche i treni-non proiettile della Fcu

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sale e treni, la via umbra all’emergenza maltempo. Da una vita. Intanto il sale. I social hanno ironizzato sulla sindaca Raggi al momento impegnata in Messico: «Sindaca, passame er sale». Ma i sindaci umbri delle medie valli (più attrezzati ovviamente sono quelli dall’alta collina in sù) sono stati precursori.

Sono anni che il sale è un problema. Sarebbe il caso che qualcuno passasse un appunto si sindaci appena eletti: «Ricordatevi di comprare il sale e soprattutto di spargerlo nei posti giusti quand’è il momento». Sì, perché una dell’emergenza che scatta regolarmente da queste parti non è quasi mai l’accumulo di neve, ma la trappola del gelo che distribuisce ghiaccio nei punti sensibili di questa regione fatta di città in salita e di una rete di strade già difficili da percorrere in condizioni normali.
Perugia fa testo. Già qui ci stanno rapporti difficili col sale. Una guerra persa, la Rocca Paolina a ricordarlo, il pane insipido come piccola ma significativa rivincita. Ma anche un reticolo di piccole meravigliose strade nel centro e nelle zone più caratteristiche della città che se non ci metti il sale diventano una trappola per gli anziani: impossibile uscire di casa senza rischiare il femore. Gli 11 ricoveri in ortopedia sono un segnale rilevante. E che vogliamo dire del fatto che bisognava andare a passo d’uomo se si voleva transitare di prima mattina sul Raccordo?
Nella foto che pubblichiamo c’è un signore che sparge sale in corso Vannucci. Non di mattina presto come era auspicabile, però almeno lì si spargeva. Come mai in corso Vannucci? Perché il salotto buono di Perugia era tornato ad essere una due corsie con automobili in transito dopo tanto tempo che non succedeva, causa chiusura delle vie d’uscita dal centro storico, come documenta l’altra foto che mettiamo a corredo dell’articolo.

Neve e auto in corso Vannucci (foto Pasquale Punzi)
Neve e auto in corso Vannucci (foto Pasquale Punzi)

Abbastanza per dire che l’Umbria si segnala per creare l’emergenza dopo l’avvenuta nevicata (di solito non così devastante come annunciato). Ma dato che si spendono tanti soldi pubblici e non si sa bene come, perché non organizzare uno stage in Carinzia per tecnici comunali e relativi assessori (più magari qualche sindaco) e fare 10 ore filate di lezione su come convivere con la neve, che è un evento naturale e non un castigo divino? Dite che finirà a boccali di birra? No, perché. Bisogna avere fiducia nella pubblica amministrazione: magari è la svolta e non dopo lo stage non si fermerà più il mondo tutte le volte che tra le dolci colline e le pianure umbre si danno convegno poche decine di fiocchi di neve.

L’emergenza umbra numero due: non sfuggirà a chi segue questa rubrica che un qualche scetticismo sul potere taumaturgico del Freccetta rossa per far uscire l’Umbria dall’isolamento ferroviario lo abbiamo. Forse un treno che parte alle 5,13 del mattino da Perugia per raggiungere Milano e diventa ad alta velocità non prima di aver raggiunto le zone dove si aspira la C, più che un servizio vero e proprio è una curiosità. Ma agli umbri pare stia bene così. Segno che, per storia e predisposizione al sacrificio, si adattano alle difficoltà della vita e prendono quello che gli viene offerto. Ma di sicuro appena nevica si tocca con mano quanto l’Umbria non abbia collegamenti ferroviari col resto del mondo degni di questo nome. Anche in questo caso si sono susseguiti record di ritardi, viaggi-calvario verso le città limitrofe e raffiche di invettive contro tutto quello che si muove su ferro.
La politica e le amministrazioni farebbero bene a rifletterci, al di là degli spot sul Freccetta rossa, e provare a studiare qualcosa che somigli a un piano coerente. Nel mentre è bello ricordare che esiste anche una Ferrovia locale che si chiamava Ferrovia centrale umbra, che, come noto, non ha mai fatto concorrenza alla Shinkansen, la futuristica rete dove viaggiano i “treni proiettile” giapponesi, ma almeno serviva qualche frazione e collegava città piccole e grandi e veniva incontro a ragionevoli, minime esigenze di studenti e lavoratori. Quando nevica si riesce a rimpiangere anche la Fcu e i suoi treni così poco proiettile (a proposito: qualcuno sa che fine sta facendo?).