Saga degli Umbricelli | Carlo: dal paesello alla metropoli

Dal solito bla bla (car) alla Saga degli Umbricelli: storie perugine, umbre. Comunque storie di vita da raccontare. Primo appuntamento con la nostra nuova rubrica, a cura di Gregorio Tamborrino Orsini

di Gregorio Tamborrino Orsini

FOLIGNO – Per inaugurare la Saga degli Umbricelli, epica dei migranti umbri tra il serio e il faceto, c’era bisogno di un pretesto. È bastato invece il Pretesto: l’articolo è determinativo e l’iniziale maiuscola. Ovvero il primo passo lungo un sentiero che dal cuore verde d’Italia si snoda verso il nord della penisola, disseminato di conterranei che spuntano come funghi. Il Pretesto è un locale rigorosamente umbro a Milano.

Ma è ancor prima un’idea, una semplice curiosità: come mai la piadina romagnola la conoscono (e la scimmiottano) in tutto il mondo mentre la torta al testo risulta perlopiù non pervenuta? Da qui il passo imprenditoriale è breve anche se, trattandosi di Milano, sussiste il rischio sia più lungo della gamba. Nell’anno del signore 2015 alcuni peruginimilanesi in erba e salsiccia (ammicco) trascinano con sé un paio di soci lombardi, destinati inevitabilmente a farsi un po’ umbri, nel progetto del Pretesto. L’obiettivo è esportare e divulgare la cultura gastronomica umbra, puntando su materie prime autoctone di prima scelta.

Vini e formaggi, così come tutta la norcineria, scendono a valle direttamente dalle nostre agognate colline. La birra, ad esempio, è quella di Birra Perugia. La qualità (se non proprio l’eccellenza) ad un prezzo accessibile sembra essere d’altronde la condizione indispensabile per ottenere il privilegio di poter sgomitare e farsi largo nel mercato milanese della ristorazione. I più farciti di sano campanilismo saranno piacevolmente sorpresi di scoprire che una buona fetta di milanesi apprezza uno spicchio di torta al testo. Ad oggi quella del Pretesto è infatti una scommessa adeguatamente ripagata. Maurizio, uno dei soci, brianzolo, si dichiara più che soddisfatto, in special modo dei riscontri che zampillano fuori dagli umbri che prima o poi passano di là. Pare che qualcuno si sia persino spinto ad affermare che la torta del Pretesto «è più bòna di quella della Sora Maria», alla quale non resta che rimanerci secca per poi arvoltolarsi nella tomba. Merito di Carlo, responsabile di cucina, giovane perugino di Monte Tezio, che sforna sapori di casa e fabbrica nostalgia per i madrelingua umbri.

«Dal paesello alla metropoli», come dice lui stesso. Soprattutto, dal sussidio di disoccupazione all’ambizione di conquistare il nord. Dopo un lungo periodo di inattività, a seguito di un corso di formazione di 8 mesi indetto dalla Regione Umbria è diventato cuoco. Si è quindi barcamenato nel catering per quattro anni finché, tra un matrimonio e l’altro, non ha deciso di sposare la fortunata iniziativa delle Officine Bartolini. La voglia di fare qualcosa per conto suo continua però a pungolarlo. Così, quando tramite una sua ex conosce Maurizio, disposto ad investire nella tradizione culinaria umbra, Carlo capisce due cose: che le ex, oltre a popolare i peggiori incubi, possono anche contribuire a coronare un sogno, e che proprio in quel momento sta passando il freccia rossa che passa una volta nella vita. Il grande balzo è datato 26 novembre 2015, giorno della prima apertura del Pretesto. Carlo, le mani in pasta e i piedi a terra, è piuttosto schivo, reticente. Difficile acciuffare quel che perlopiù se ne resta in bilico sulla punta della lingua. Sulla sua storia personale non si sbottona granché. Un tentativo però va pur fatto: cosa gli manca del ‘Paesello’? «Le colline tra le quali sono nato e cresciuto». Eh già, a Milano si fa ‘su e giù’ solo in borsa.