POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La platea e oltre. La più innocente delle vittime della falce sulle candidature manda post da Parigi con la leader della resistenza iraniana. Marini e Cucinelli insieme si gustano il loro trionfo

di Marco Brunacci

Renzi al Capitini è stato un evento, in un certo senso pari al Festival di Sanremo. Tanta gente, applausi, sorrisi, pure risate, niente abbassamenti della tensione, mai un calo dell’audience nella ricca platea, un po’ attempata in verità ma bella compatta. Presto si saprà se il successo del Festival si trasformerà in successo delle canzoni presentate e in vendite, allo stesso modo il 5 marzo si potrà toccare con mano se il Renzi show avrà portato in Umbria all’en plein sperato in tutti e 5 i collegi uninominali, antipasto dell’abbuffata nei collegi plurinominali. Tutto questo in verità, fino al 2013, da queste parti era un dato acquisito, salvo sorprese che non si sono di fatto mai verificate. Oggi invece tutto va riconquistato, voto per voto, accordo per accordo, ed è un segno dei tempi.

Ma un’occhiata alla platea è comunque necessaria per capire il clima di partenza di questa campagna elettorale nel gigante Pd dell’Umbria. Non è un caso che i veri trionfatori della composizione delle liste umbre erano seduti uno accanto all’altro nel catino del Capitini: l’industriale del sogno renziano, Brunello Cucinelli, accanto alla ex giovane turca adesso componente della guardia scelta, organizzata da Orfini-Richelieu, del re-segretario nazionale. Una sedia più in là ecco Nadia Ginetti, senatrice in pectore del Solomeoshire, che scioccamente qualcuno aveva pensato di poter sostituire. Non poteva mancare Maurizio Oliviero e non mancava, anche se lui è il più inquieto del potente team.

Non mancava nessuno dei candidati, anche se Gianpiero Bocci, essendo stato costretto a traslocare all’ultimo momento dal collegio blindato di Perugia per quello a rischio di Foligno-Città di Castello, ha dovuto quasi subito lasciare la festa col leader per tornare a fare campagna elettorale e incontri con gli elettori. Tra le più entusiaste Anna Ascani, in versione amazzone, stivali e camicetta, che da sola ha scattato al leader lo stesso numero di foto che una folla di reporter ha fatto a Claudio Baglioni. In verità però la cheerleader Casciari ha mostrato più slancio fin dall’inizio e wonderwoman Dorillo ha guidata la claque più poderosa, dal Trasimeno con furore, e già studia il ruolo che avrà nell’Assemblea regionale dove è pronta a subentrare. Segnalato Marco Vinicio Guasticchi con la candidata numero 3 al Senato, Mori. Segnalato l’orlandiano paracadutato a Terni, ex ministro del lavoro Damiano. Ma di altri orlandiani solo tracce in sala.

Eppure è stata una orlandiana la vera protagonista della serata: Valeria Cardinali, primo mandato, fatta fuori dalla sera alla mattina pur avendo tutti i requisiti per essere confermata, ha scelto dignitosamente la via dell’esilio. Nel mentre il leader giocava al “braccia in alto” su chi in Italia ha abbassato le tasse e chi le ha alzate (confondendo in verità un poco la platea, che però poi gli ha ricordato che ), lei, sublime, postava da Parigi Louvre e Champ Elisèe insieme con una leader della resistenza iraniana. La classe non è acqua. E semmai è quella della Senna.