Posto fisso ma non troppo. Umbria patria dei Checco Zalone del Terzo millennio

Checco Zalone (foto checcozalone.it)
Checco Zalone (foto checcozalone.it)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il concorsone dei 32mila ha prodotto le prime assunzioni a termine (3 anni) in Regione. Entrano da qui a un mese in 94. La coincidenza elettorale e le centinaia di provinciali senza fissa dimora lavorativa

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’idea è che l’Umbria sia indietro rispetto al resto del Paese. Ma è un giudizio superficiale. Anzi è ragionevole pensare che per certi versi sia all’avanguardia. Siamo stati i primi a battere la strada della de-industrializzazione ed ecco che l’Italia sta venendo dietro in maniera preoccupante fatta eccezione per un paio di regioni. Qui compriamo i biglietti per le Freccette rosse anche se in fascia orario da turno punitivo dell’Alfa Romeo segno che abbiamo capito che bisogna fare con quel che c’è e non pretendere di essere trattati da cittadini normali dell’Europa sognata.

E forse l’Umbria sarà ricordata per aver inventato i Checco Zalone prossimi venturi, quelli che del “posto fisso ma non troppo” o del “posto fisso in attesa di regolarizzazione”. Di cosa stiamo parlando? Sono entrati in Regione i primi dei 94 nuovi assunti con uno speciale programma di fondi europei, nonostante la Regione Umbria non fosse nei posti di testa delle classifiche mondiali per posti vacanti, nonostante non risultino casi di funzionari in terapia ortopedica per le pratiche da sollevare, di addetti costretti a superare i 140 (limite massimo imposto dall’Organizzazione mondiale della sanità) di pressione arteriosa per far fronte al carico di lavoro giornaliero, e nonostante ci siano un paio di migliaia di signori e signore delle abolite (abolite? Insomma quel che è) Province di Perugia e di Terni pronti a entrare in pianta stabile a fare qualcosa purchessia nelle loro competenze.
La concomitanza con le vicine elezioni è da ritenersi soltanto una coincidenza, pensare diversamente è esercizio di cattiveria gratuita: qui si sta facendo la storia, grandi orizzonti, lavoro di prospettiva, non si pensa certo al 4 marzo. I nuovi Checco Zalone che debutteranno nell’insuperabile sistema Umbria hanno un contratto a tre anni (e non sine die come i vecchi fortunati Checco Zalone), dopo di che vengono rimandati a casa. Hanno quindi tre anni esatti per trovare il pertugio giusto e farsi confermare il contratto e rimanere sotto le sante volte del paradiso della Regione Umbria. L’impegno è gravoso, prevede massima concentrazione, ma sempre meglio che farsi insultare da Cracco a Masterchef.

Come si ricorderà 32mila italiani hanno capito che una categoria D1 e una categoria C1 valevano qualunque sacrificio anche solo, per tre anni. E in 32mila si sono iscritti al concorsone dell’Umbria felix. A un certo punto, il povero assessore Bartolini, non consapevole del ruolo a cui lo aveva chiamato la Storia direttamente, per evitare che qui arrivasse un’invasione di giovani, ma soprattutto di non più giovani, armati dei più svariati titoli di studio, ha dovuto scatenare l’Armageddon. Ha tagliato da eroe di Star wars le 32mila teste che stavano per moltiplicarsi come i replicanti nei film di fantascienza, fino a ridurle a 500. Chissà se è stato tutto regolare o se arriveranno ricorsi. Fatto sta che Bartolini, con la spada dell’angelo sterminatore ancora grondante di sangue di diplomati di mezza Italia, ora può dare il benvenuto ai primi assunti.
E’ chiaro dove saranno applicati i nuovi assunti, ma sfugge se esistono davvero carenze di organico o anche solo sedie e scrivanie disponibili nel paradiso della Regione Umbria. Comunque sia il piano è passato. Entro un mese tutti dentro.
Se qualcuno tra economisti e magari sindacalisti ha voglia potrebbe tentare fin da subito di vedere a che livello sarebbe la disoccupazione in Umbria senza l’intervento miracoloso della mano pubblica che moltiplica istruttori direttivi agronomi, tecnici contabili e amministrativi a go-go, meglio e più degli obsoleti pani e pesci. A tutti buon lavoro (o quel che è).