POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Un documento della Regione da condividere con Toscana e Marche. Il pasticcio di allodola e cavallo. E il solito scenario: l’aumento della spesa pubblica

di Marco Brunacci

PERUGIA – C’è un documento della Giunta regionale, da inviare alla Presidenza del consiglio dei ministri, che è stato predisposto dall’assessore Bartolini (riforme istituzionali) e ruota intorno alla richiesta di maggiore autonomia rispetto allo Stato centrale, di Umbria, Toscana e Marche, sul modello di quanto ha fatto già il Veneto e la Lombardia tramite referendum (osteggiato a sinistra) e l’Emilia Romagna tramite le previsioni costituzionali. Le materie della maggior autonomia vanno dal sapere alla sanità alla protezione civile.

Il documento è imperdibile in alcuni punti e comunque fa tornare d’attualità la mitica Italia di mezzo che, posta nel modo del documento (ci dovrebbe essere un allargamento della proposta anche al Lazio), diventa di nuovo il centro di un ragionamento che sfugge nelle finalità. Le tre (o quattro) Regioni si mettono insieme per far paura allo Stato centrale e farsi concedere quello che chiedono, ognun per sé? L’Umbria autonoma che mostra i muscoli sarebbe uno spettacolo da non perdere.

Se si invece si ragione insieme alle Regioni per “razionalizzare” le rispettive autonomie non resterebbe che concludere che per cancellare l’Umbria dalla carta geografica ci sono altri modi. Mettere l’Umbria tout court insieme ai giganti che la circondano, aspettando di avere qualche beneficio, significa preparare il celebre pasticcio di allodola e cavallo, con la ricetta di un noto cuoco di corte che usava un cavallo insieme con un’allodola. Il risultato? Il cavallo era – come chiunque capisce – decisamente predominante. Già Toscana e Marche senza il Lazio, in un pasticcio del genere, bastano e avanzano per coprire ogni minimo sentore di Umbria dal piatto.

Quando si è discusso invece di razionalizzazione e diminuzione del numero delle Regioni – quindi ben altra storia – si pensava di tagliare il centro per province, in una sacrosanta logica di risparmio. L’Umbria, in quel contesto, poteva avere, in qualche modo, un suo ruolo perfino cardine nel raggruppamento.

Probabilmente il documento diffuso è solo un innocuo espediente per discutere d’altro in tumultuosi tempi elettorali. Ciononostante alcuni passaggi hanno momenti di autentico lirismo. Sentite questo verso: «In merito invece alla leva del sapere, il sistema della formazione/istruzione è una vera e propria eccellenza umbra. L’Umbria è prima in diverse classifiche: miglior percentuale di accoglienza dei bambini nei servizi educativi da 0 – 3 anni; miglior Istituto tecnico superiore (Its); migliore ateneo (tra quelli medio-grandi)».

I bimbi benissimo e figurati se uno vuol mettersi a discutere, di sicuro l’ITS è una bomba (magari piccola ma una bomba), ma in quale classifica si dice che l’Università di Perugia è la migliore tra quelle medie e grandi del Paese? Perché sarebbe una classifica da analizzare, spiegazione per spiegazione, benchmark per benchmark, prima di darsi un pizzicotto per star sicuri di essere svegli.

Prosegue il documento: «L’Umbria potrebbe ottenere più autonomia in modo che l’istruzione, il sapere, sia messa a leva per lo sviluppo della regione e per offrire opportunità di crescita sociale, economica e spirituale dei giovani». Su questo non si può essere che d’accordo: è perché manca l’autonomia che c’è la fila di giovani che hanno qualità che vanno all’estero a cercare la possibilità di lavorare come il Signore comanda e uno stipendio all’altezza della loro preparazione.

L’ultima considerazione: la più fiera ricerca dell’autonomia, chissà perché, in Italia lascia sempre il sospetto che, in un modo o nell’altro, più o meno sopra o più o meno sotto, nasconda l’irrefrenabile voglia di aumentare la spesa pubblica. Come non fosse già abbastanza.