Nel giorno di san Dissesto, la Regione fa festa annunciando un Programma milionario per Terni

Il consiglio comunale di Terni
Il consiglio comunale di Terni

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Mentre scende il sipario sulla Giunta Di Girolamo, ecco il rilancio da 600 milioni. Li spenderanno sempre le stesse persone?

di Marco Brunacci

PERUGIA – C’è il caso che il giorno 19 febbraio a Terni entrerà a far parte del calendario come il giorno di san Dissesto. Di sicuro per festeggiarlo si è già svolta un’iniziativa per annunciare che Terni avrà un sacco di soldi dalla Regione «per ripartire».

I fatti: ieri c’è stata la conferma (nessuno, neanche tra i più spericolati stuntman della sinistra estrema ternana, immagina altri colpi di scena notturni) delle dimissioni di Di Girolamo e l’inizio della fase del dissesto nel bilancio comunale con l’arrivo del commissario ad acta. Ma nel mentre c’è stato anche un festeggiamento. La Giunta regionale ai massimi livelli, il sindaco di Narni e grande tifoso del sindaco dissestato Di Girolamo e lo stesso sindaco Di Girolamo erano a illustrare un programma strepitoso per portare nuove risorse a Terni. Circa 600 milioni, di cui 38 e spiccioli messi dalla Regione medesima, per la “riconversione e riqualificazione industriale” (Prri) dell’Area di crisi industriale complessa di Terni-Narni e dell’Accordo di programma per la sua attuazione. Per garanzie sulla bontà dei numeri era presente il direttore regionale allo sviluppo economico Luigi Rossetti. Molti sorrisi, grande soddisfazione. Un piccolo carnevale, non fosse stato per la mestizia da accompagno funebre che spesso pervade il volto del sindaco De Rebotti.
Sono molti gli aspetti positivi di questa iniziativa, che solo a una prima analisi superficiale può sembrare contraddittoria nel giorno in cui il Comune di Terni dissesta e le famiglie ternane si apprestano a pagare, per l’inefficienza di propri amministratori, più tasse per avere meno servizi. Intanto, dice che la Regione dell’Umbria fa strame di ogni superstizione oscurantista. Annunciare un programma pieno di soldi pubblici il giorno del dissesto, col sindaco del dissesto e con tutti coloro che con il dissesto hanno avuto a che fare e hanno dovuto dare un parere istituzionale, potrebbe sembrare azzardato. Invece no: tocchiamo ferro e andiamo avanti.

È vero che una precauzione andrebbe presa: magari se si evitasse di far spendere questo ben di Dio di denaro arrivato per riqualificare Terni alle stesse persone che hanno ridotto a uno scolapasta il bilancio del Comune sarebbe un’iniziativa di buon senso. Non è per mancanza di fiducia, ci mancherebbe, questo dissesto, ormai siamo tutti convinti, è speciale. Abbiamo letto commenti dotti e inequivocabili sull’argomento. Come abbiamo già dimostrato in precedenti note, bastava far intervenire Mary Poppins invece della Corte dei Conti e non sarebbe successo niente.
L’unica cosa che preoccupa invece per davvero è che tutto quello che sta succedendo a Terni in queste ore dimostra come la classe dirigente locale e regionale – chiamata in causa dal consigliere regionale ternano Brega – continua a fare tutto meno che ammettere che a Terni c’è stato un problema grosso, che merita un giusto mix di mea culpa e di profonda riflessione sul modello di amministrazione e su ognuna delle scelte fatte. Un grande pensatore dell’800 diceva che le idee che non funzionano sono come i crampi: per farle passare bisogna camminarci sopra. Altrimenti si trasformano in ideologie e fanno danni incalcolabili. In questo caso – salve le prerogative della magistratura penale, civile e contabile – se non si riconoscono le idee che non funzionano e non ci si cammina sopra per farle passare si rischia di farle diventare un macigno al collo di tutta una città. Che non riuscirà a ripartire neanche con i 600 milioni del Programma illustrato nel giorno di san Dissesto.